La violenza di genere letta dagli operatori dei servizi e dalla popolazione migrante: la ricerca del progetto Net Care

#escapes2020 online – 26 giugno 2020
Il governo della migrazione e dell’asilo
Resistenza e azione in tempi di ambivalenza e incertezze

Stringa n. 4: Trovare e fare accoglienza nell’Europa dei sovranismi


La violenza di genere letta dagli operatori dei servizi e dalla popolazione migrante: la ricerca del progetto Net Care

Cecilia Deserti, Oxfam
Elisa Maurizi, Centro antiviolenza La Nara di Prato
Giulia Borgioli, Centro di Salute Globale della Regione Toscana
Maria Nella Lippi, Oxfam

Questo contributo propone uno sguardo sul fenomeno della violenza di genere verso persone rifugiate e migranti e sulle sue possibili risposte da tre prospettive complementari ma non sempre comunicanti: quella dei migranti, quella dei professionisti e delle professioniste del terzo settore e quella delle istituzioni pubbliche responsabili per l’attuazione delle politiche sull’immigrazione.

Le riflessioni proposte si inseriscono nel quadro delle attività del progetto Net-Care che, finanziato dalla Commissione Europea DG JUST, ha l’obiettivo di rafforzare un sistema di presa in carico e supporto multi settoriale per le persone rifugiate e migranti che hanno subito/subiscono forme di violenza di genere in Italia, Spagna e Grecia.

In Italia (Regione Toscana) Oxfam Italia Intercultura, Alice Soc. Coop. e il Centro di Salute Globale hanno organizzato 7 Focus group che hanno coinvolto una pluralità di attori al fine di contribuire alla definizione del problema sul territorio, identificandone cause e conseguenze e per promuovere successivamente iniziative in linea con i bisogni delle persone. Attenzione particolare è stata data al servizio di mediazione culturale come attività di racconto, scambio e conoscenza reciproca.

I focus group hanno visto la partecipazione di 80 persone: rappresentanti delle associazioni e delle cooperative, rappresentanti della comunità migrante di lungo corso, richiedenti asilo, rifugiate e rifugiati e personale delle Istituzioni pubbliche.

Dalle discussioni con il personale del terzo settore e delle Istituzioni è emersa la forte necessità di collaborazione tra pubblico e privato sociale al fine di evitare la creazione di servizi separati per i migranti, di fornire una risposta specializzata e individuale aperta a tutti e di garantire una formazione continua dello staff coinvolto. Per i partecipanti un’attenzione particolare è da rivolgersi al tema della salute mentale delle vittime: il supporto di mediatori e mediatrici culturali formati è cruciale per il buon esito dei percorsi terapeutici non confondendo le conseguenze di traumi e gravi violenze sulla vita di alcune persone migranti con un inesistente “disturbo di adattamento”.

Dalla voce delle donne, degli uomini e dei giovani migranti emerge come l’esperienza della violenza sia pervasiva nei loro percorsi di vita, anche nei contesti d’arrivo. Per le donne si intersecano varie forme di oppressione, non ultima la forte percezione di discriminazioni e razzismo che portano ad un senso di inevitabilità e ad una profonda sfiducia nei servizi a cui potrebbero rivolgersi per la richiesta di una tutela. Per gli uomini un tema centrale è l’impossibilità di parlare delle violenze subite, un “dover tacere quanto successo”. I giovani sentono la pressione e la rabbia come forti elementi che destabilizzano le loro vite nelle società di arrivo, richiedono la presenza di figure di adulti di riferimento per “evitare errori e altre violenze”. I mediatori culturali sono percepiti come attori importanti solo nella fase iniziale per un orientamento delle persone appena arrivate. Alcune donne e alcuni giovani hanno ipotizzato che mediatori e mediatrici capaci potrebbero essere anche dei promotori all’interno delle comunità di attività di sensibilizzazione e contrasto alla violenza di genere.

Durante l’emergenza Covid i servizi dedicati alla mediazione culturale sul territorio di riferimento del progetto (Regione Toscana) non si sono interrotti e hanno avuto un’importanza primaria per quanto riguarda la diffusione nelle diverse lingue delle comunità di migranti e rifugiati/e di informazioni per la prevenzione ed il contrasto del virus. Altri servizi utili svolti dai mediatori e dalle mediatrici culturali hanno riguardato la traduzione linguistica e culturale di informazioni riguardanti la prevenzione ed il contrasto alla violenza di genere con indicazioni relative al numero verde nazionale (uno per l’anti-tratta ed uno per l’anti-violenza).

La situazione delle donne richiedenti asilo e rifugiate è risultata ancora più difficile per: la perdita del lavoro e/o della sicurezza di una casa (per coloro che erano fuori dai centri di accoglienza), la difficoltà a rinnovare i propri documenti e quindi ad avere una condizione di regolarità sul territorio.

Le mediatrici ed i mediatori culturali chiamati dai servizi sociali, dalla polizia e dagli ospedali hanno rilevato anche alcuni casi di violenza domestica, di difficoltà nell’accesso alle cure primarie, problemi nel supportare i figli e le figlie nello studio (mancanza di dispositivi per lo studio a distanza). L’isolamento e la mancanza di un lavoro per alcune donne e uomini migranti e rifugiati ha compromesso anche l’accesso ad una nutrizione adeguata.

La difficoltà degli operatori e delle operatrici dei servizi legali, sociali e sanitari era legata al mancato contatto diretto con la popolazione migrante e rifugiata data la chiusura degli uffici, dei consultori e degli sportelli. Le modalità telefoniche e online di supporto, infatti, sono ad oggi ancora di difficile accesso per le persone che vivono in condizioni di vulnerabilità, in particolare per donne e giovani richiedenti asilo e rifugiate che hanno una bassa conoscenza della lingua italiana.

Alcune delle donne che hanno contattato i servizi legali e sociali delle organizzazioni partner del progetto Net Care hanno denunciato come il loro livello di vulnerabilità e dipendenza da sfruttatori/sfruttatrici sia aumentato in quanto non riuscivano a pagare il “debito” contratto per la situazione imposta dal lock down. Altre hanno riportato come il vivere in casa con proprietari che erano anche datori di lavoro comportava un dover prestare servizio h24. Le condizioni delle donne straniere che lavorano nella cura degli anziani e dei disabili è stata lasciata indietro dagli stessi servizi di tutela a causa di mancanza di alternative percorribili per quanto riguarda: casa e supporto economico.

In questo contesto di emergenza si rischia di aumentare la distanza tra il personale dei servizi, le istituzioni di riferimento e le persone migranti e rifugiate che in quei servizi dovrebbero trovare supporto e tutela. Scarse risorse, difficoltà ad affrontare la crisi da parte del personale incaricato (privo di mezzi e supervisione) e l’acuirsi delle vulnerabilità del gruppo target diminuiscono le capacità di risposta e coping del sistema di supporto e contemporaneamente aumenta l’isolamento delle persone vittime di sfruttamento e violenza, e il loro doversi affidare a relazioni che perpetuano questo ciclo.

Per citare questo articolo:
Deserti, Cecilia, Maurizi, Borgioli, Elisa Giulia, Lippi, Maria Nella. “La violenza di genere letta dagli operatori dei servizi e dalla popolazione migrante: la ricerca del progetto Net Care”, in Escapes – Laboratorio di studi critici sulle migrazioni forzate VI Conferenza nazionale – edizione on line 26 giugno 2020, http://www.escapes.unimi.it/escapes/violenza-genere-letta-operatori-servizi-popolazione-migrante-progetto-netcare/, consultato il GG/MM/AAAA

Licenza Creative CommonsQuesto testo è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 3.0 Italia

#escapes2020 online presentazione
#escapes2020 online programma
Torna su