Transiti, barriere, libertà

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La prima conferenza ufficiale di Escapes “Transiti, barriere, libertà: cercare rifugio nel Mediterraneo e in Europa” si è tenuta a Milano nei giorni 10 e 11 aprile 2014. La conferenza è stata organizzata dal laboratorio Escapes, in collaborazione con Università degli Studi di Milano – Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche e Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali – e Università degli Studi di Milano-Bicocca – Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione con il Seminario Mediorienti. Prospettive sul Medio Oriente in cambiamento.

Dopo la chiusura, sul piano burocratico, della cosiddetta Emergenza Nord-Africa, il silenzio entro cui era stato avvolto nella discussione pubblica e nel mondo dei media il tema dell’arrivo via mare di migranti e richiedenti asilo è stato fortemente scosso dalle tragedie occorse negli ultimi mesi e, più precisamente, da una nuova serie di arrivi che rimandano da una parte al perdurare di zone di guerra e crisi nell’area mediterranea (Siria, Egitto, Libia) e dall’altra al riformularsi delle rotte e delle strategie delle traversate via mare.

Di nuovo, la narrazione dell’emergenza – relativa al numero di arrivi, alla congestione delle strutture di immediata accoglienza e in prospettiva di quelle di seconda accoglienza sparse sul territorio italiano – e della tragedia – il dramma delle traversate via mare e della guerra in generici contesti di origine, uniche formule capaci di aprire spazi di riconoscimento – ha prevalso rispetto ad una trattazione più puntuale e più corrispondente alla complessità degli eventi.

Eppure, quanto accaduto ricade entro modelli ricorrenti che caratterizzano da venti anni la migrazione di richiedenti asilo verso l’Italia, in particolare con riferimento al presentarsi nell’area mediterranea di situazioni di crisi, instabilità, o semplicemente diseguaglianza (l’area balcanica prima, quella nordafricana ora), da cui si originano i flussi di persone o in cui si determina l’incapacità di storici bacini di rifugio e di raccolta di migranti di trattenere al proprio interno questi movimenti di popolazione (Libia, Egitto, ma anche aree più lontane, nel Medio Oriente, in Sudan o nel Corno d’Africa per esempio).

Di fronte a queste rappresentazioni e produzioni di sapere frammentate, che si legano più ai dati dell’emergenza che alle continuità e complessità dei fenomeni, si pone l’esigenza di riflettere in una logica capace di evidenziare connessioni e legami tra le varie aree toccate dalla migrazione, per restituire un senso di unità ai fenomeni migratori e alle esperienze stesse dei migranti, e mettere in luce i nessi tra guerre, responsabilità dell’azione politica, movimenti di popolazione, assistenza umanitaria.

A fronte di un’attenzione che sempre più si direziona verso le aree di crisi, pur in termini semplificatori (corridoi umanitari, interventi di sviluppo nelle aree di origine, esternalizzazione del confine e dei controlli, paesi visti come “produttori naturali” di migrazioni), ricercare una prospettiva unitaria, che includa i luoghi di partenza e i percorsi migratori, trova molteplici giustificazioni.

Anzitutto perché le categorie che si ritiene possano classificare le diverse aree e le diverse “fasi” legate alla migrazione (le aree di origine, le aree di transito, le aree di destinazione) sono in realtà fra loro sovrapposte e tendono a riprodursi in ogni ambito (l’Italia per esempio, luogo di emigrazione, di transito, di arrivo). In secondo luogo, perché le stesse forme di organizzazione delle migrazioni ed il loro controllo tendono a replicarsi nei punti diversi dei corridoi migratori. Infine perché, molto semplicemente, i corridoi migratori sono in sé fenomeni di integrazione di spazi che quindi richiedono, per essere compresi, un’integrazione di specializzazioni areali e disciplinari.

Una trattazione unitaria può gettare una diversa luce sui contesti di approdo in Italia, in cui dopo la loro esposizione mediatica, i richiedenti asilo nella loro soggettività storica, politica e biografica tendono a scomparire in numeri e attese burocratiche e a vedersi sottratte, tra stereotipi negativi, forme di assistenza/controllo/detenzione e processi di marginalizzazione, le proprie potenzialità e aspettative come soggetti. Rimane altresì cruciale continuare a riflettere sulle relazioni tra rovesciamenti di regime e transizioni politiche nell’area del Nord Africa, le richieste di democrazia qui espresse e la mobilità di persone: mobilità che è stata negata all’interno di regimi repressivi e mobilità che si origina dalle crisi stesse. Infine, un’attenzione diretta sulle aree di crisi e di primo rifugio può mostrare l’estrema complessità delle ragioni, direzioni e forme della fuga delle persone dai loro luoghi di vita e la molteplicità dei fattori che determinano specifici movimenti di popolazione e il loro riconoscimento internazionale.

I multiformi percorsi di ricerca di sicurezza e rifugio si articolano tanto in innumerevoli transiti e attraversamenti, passaggi di frontiera e mobilità, quanto nelle forme del contenimento, controllo, detenzione, respingimento. A partire da questi due assi tematici (a. Strade, corridoi, passaggi; b. Campi e barriere) in questa conferenza si propone di riflettere sulle categorie di migrazione forzata e transito; sulle forme di riconoscimento e rappresentazione dei richiedenti asilo; sulle pratiche e  aspettative dei migranti; sulle dinamiche dell’assistenza e sulle politiche di controllo dei movimenti dei richiedenti asilo.

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