#escapes2021 – panel 8

#escapes2021 International Online Conference

Mediterranean Crossings:
Refusal and Resistance in Uncertain Times

University of Milan, 24 – 26 June 2021


The implementation of the EU Hotspot Approach in the Mediterranean Borderscape: A Comparative and Interdisciplinary Analysis of the Infrastructure of Migration Management

Convenor: Chiara Pagano (University of Bologna)
Chairs: Bilgin Ayata (University of Graz), Kenny Cupers (University of Basel) Continua a leggere

Diritto d’asilo, un percorso di umanità – serie di seminari

Locandina della serie di seminariEscapes co-organizza una serie di seminari online con Forum per cambiare l’ordine delle cose, Fondazione Migrantes e rete Europasilo. Gli incontri, con la partecipazione anche di aderenti Escapes, si potranno seguire in diretta FB sulle pagine di Escapes, Vie di fuga. e del Forum Per Cambiare L’Ordine delle Cose.
Trovate una presentazione approfondita della serie sul sito di Vie di Fuga. Continua a leggere

Carlo Caprioglio

Carlo Caprioglio è PhD in Filosofia del Diritto e cultore della materia in diritto dell’immigrazione presso il Dipartimento di Giurisprudenza Roma Tre. Nel 2018 è stato “visting researcher” presso la Kent Law School.

Le sue ricerca si concentrano sulle politiche europee migratorie e di confine, sulla mobilità della forza lavoro e sul tema dello sfruttamento lavorativo. Ha svolto attività di ricerca sul campo nelle campagne del Sud d’Italia e all’estero. Continua a leggere

La complessità come risorsa a Matera

Testata di La complessità come risorsa

Consorzio Communitas – Escapes
LA COMPLESSITÀ COME RISORSA
RISPOSTE TERRITORIALI NEL LAVORO DI ACCOGLIENZA E TUTELA
DEI MIGRANTI FORZATI

27-28 febbraio 2018, Casa di Riposo Brancaccio, Via degli Etruschi, Matera

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Escapes 2016 call for presentations – panel 16

Terza conferenza annuale di ESCAPES

Europa e migrazioni forzate
Quale futuro per le politiche europee?
Quali forme e pratiche di resistenza?

Bari, 23-24 giugno 2016

È aperta la call for presentations per intervenire in uno dei panels che si terranno in occasione della terza Conferenza annuale di Escapes.

16) Migrazioni forzate e politiche di inclusione nel mercato del lavoro

Proponente: Monica Mc Britton (Prof.ssa aggregata di Diritto del lavoro – Università del Salento) Continua a leggere

Escapes 2016 call for presentations – panel 6

Terza conferenza annuale di ESCAPES

Europa e migrazioni forzate
Quale futuro per le politiche europee?
Quali forme e pratiche di resistenza?

Bari, 23-24 giugno 2016

È aperta la call for presentations per intervenire in uno dei panels che si terranno in occasione della terza Conferenza annuale di Escapes.

6) Quale futuro per Schengen?

Proponenti: Giuseppe Campesi (Dipartimento di Scienze Politiche, Università di Bari), Giuseppe Morgese (Dipartimento di Scienze Politiche, Università di Bari) Continua a leggere

Escapes 2016 call for presentations – panel 5

Terza conferenza annuale di ESCAPES

Europa e migrazioni forzate
Quale futuro per le politiche europee?
Quali forme e pratiche di resistenza?

Bari, 23-24 giugno 2016

È aperta la call for presentations per intervenire in uno dei panels che si terranno in occasione della terza Conferenza annuale di Escapes.

5) Il sistema europeo comune di asilo alla prova dei diritti umani

Proponente: Adele Del Guercio (Ricercatrice di Diritto internazionale, Università degli Studi di Napoli L’Orientale) Continua a leggere

Escapes 2016 call for presentations – panel 3

Terza conferenza annuale di ESCAPES

Europa e migrazioni forzate
Quale futuro per le politiche europee?
Quali forme e pratiche di resistenza?

Bari, 23-24 giugno 2016

È aperta la call for presentations per intervenire in uno dei panels che si terranno in occasione della terza Conferenza annuale di Escapes.

3) La nuova geografia politica del controllo delle migrazioni e della frontiera europea

Proponenti: Giuseppe Campesi (Dipartimento di Scienze Politiche, Università di Bari), Patricia Chiantera (Dipartimento di Scienze Politiche, Università di Bari) Continua a leggere

Seminario Escapes – Polizia della frontiera

Polizia della frontiera. Un libro di Giuseppe CampesiNel 2005 nasce l’agenzia europea Frontex, cui è stato affidato il difficile compito di coordinare l’attività di controllo delle frontiere comuni svolta dalle diverse forze di sicurezza nazionali. Frontex rappresenta uno straordinario laboratorio per le politiche di controllo della mobilità umana nell’Europa contemporanea. Un laboratorio attraverso il quale l’Unione sta concretamente sperimentando un inedito modello di gestione post-nazionale della frontiera. Continua a leggere

L’indistinguibile biglietto da visita

Cronologia di un viaggio di ritorno a Berlino tra i confini dell’Europa

Di Elena Fontanari (vai alla licenza)

Sono le 10:30 del mattino, ancora un po’ assonnati scendiamo dal treno. Siamo a Verona e dobbiamo prendere la coincidenza per Monaco di Baviera, in Germania. Io e il mio ragazzo abbiamo lasciato Milano questa mattina presto, si torna a casa, si torna a Berlino.

La stazione di Verona appare molto attiva in questa prima giornata autunnale. Guardo sul tabellone degli orari dei treni per vedere in che binario si trova il nostro treno: binario 1. Arriviamo sul binario e il treno è già lì, pronto ad aspettarci; treno tedesco, della Deutsche Bahn. Le porte sono tutte chiuse, e le persone aspettano fuori sul binario. Mi accorgo che ci sono diversi ragazzi africani, molti di loro sono eritrei, mi spiegheranno dopo. Alcuni di loro sono in piccoli gruppetti, altri sono da soli, tutti hanno una valigia o uno zaino e il biglietto in mano. Continua a leggere

Panel 6 – Emergenza senza fine o fine dell’emergenza? Quali prospettive per l’accoglienza in Italia

Proponente: Associazione Asilo in Europa, Laboratorio Escapes

Il presente panel è volto a creare uno spazio di incontro tra operatori del settore e mondo della ricerca, all’interno del quale riflettere in maniera collettiva sullo stato dell’arte e sulle prospettive dell’accoglienza in Italia, alla luce delle recenti trasformazioni che l’hanno investita. Nell’ultimo biennio, infatti, il sistema di accoglienza italiano è stato interessato dalla conclusione delle misure emergenziali Ena, dal significativo allargamento della rete SPRAR, dall’avvio di un’ennesima gestione emergenziale (Cas/Mare Nostrum), nonché dalla sottoscrizione da parte della Conferenza Unificata Stato‐Regioni di un Piano operativo nazionale (10.07.2014) che costituisce un primo tentativo di ideazione di un sistema unico di accoglienza, imperniato sulla rete SPRAR ed organizzato per fasi (soccorso e prima assistenza, prima accoglienza e qualificazione, seconda accoglienza e integrazione). Prendendo le mosse da queste trasformazioni, il panel proposto mira a discutere alcuni possibili scenari, a partire dall’analisi di casi concreti e specifiche esperienze di accoglienza sul territorio italiano. Particolare attenzione sarà rivolta all’implementazione del Piano operativo nazionale, agli effetti della gestione emergenziale e alle prospettive per la rete SPRAR. Asilo in Europa si propone di introdurre la discussione con una riflessione sulla sperimentazione in atto in Emilia Romagna con il cosiddetto HUB di via Mattei a Bologna. Le proposte di intervento potranno essere di carattere sia empirico (discussione di casi) sia teorico (paper scientifici) e dovranno contribuire a:

– riflettere criticamente sul significato di accoglienza, in un contesto caratterizzato da un’estrema eterogeneità di prassi a livello locale, dalla difficoltà di fare rete con il sistema territoriale dei servizi e dall’insufficienza di progetti di inclusione sociale conseguenti al riconoscimento;

– analizzare le forme e gli effetti della gestione emergenziale sui singoli territori, sui richiedenti asilo e sulle preesistenti pratiche consolidate di accoglienza;

– analizzare specifici esempi di prassi di accoglienza, sia buone (accoglienza diffusa, accoglienza in famiglia, ecc.) sia cattive (sprechi e mala gestione, accoglienza di bassa soglia, ecc.), mettendole in relazione a trasformazioni più complessive dell’accoglienza in Italia;

– discutere sperimentazioni locali di messa in atto del Piano operativo nazionale;

– riflettere sul modello di accoglienza in gioco in Italia alla luce delle recenti trasformazioni, con una particolare attenzione alle prospettive per la rete SPRAR;

– ragionare sulle possibili trasformazioni che potrebbe subire il ruolo e la figura dell’operatore sociale in questa fase di cambiamento;

– mettere in relazione fenomeni italiani con esperienze simili all’estero e riflettere sul senso e le prospettive  del Sistema comune europeo di asilo in rapporto al tema dell’accoglienza;

– riflettere sulle trasformazioni che hanno caratterizzato la rete SPRAR in seguito ai recenti allargamenti e alla coesistenza con sistemi di accoglienza emergenziali paralleli;

– riflettere sul significato dell’accoglienza a partire dalle esperienze soggettive dei richiedenti asilo accolti in Italia, attraverso l’utilizzo di esempi etnografici.

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Panel 4 – Mobilità delle persone e accesso all’Europa

Proponente: Adele Del Guercio, Università degli Studi di Napoli L’Orientale, Laboratorio Escapes

Nell’ambito del panel si vogliono discutere, con un taglio giuridico, questioni connesse con la mobilità delle persone, ed in particolare relative all’attraversamento del Mar mediterraneo, agli spostamenti intra-europei, all’effettivo accesso alla protezione, alla privazione della libertà (legalizzata o meno). I campi di accoglienza/detenzione da istituire nei Paesi africani, quelli già operanti in Europa, Frontex, il regolamento Dublino sono tutti strumenti della stessa politica volta a regolamentare/contenere la mobilità dei migranti, anche a discapito dei diritti fondamentali. I processi di Khartoum, Rabat e Budapest, nonché l’Agenda europea sull’immigrazione (che dovrebbe essere resa pubblica a maggio) pongono fortemente l’accento sulla cooperazione con i Paesi di origine e di transito dei migranti, Paesi che tuttavia non possono definirsi “sicuri” in quanto non offrono garanzie sotto il profilo del rispetto dei diritti umani e del diritto d’asilo. A tal riguardo la Corte europea dei diritti umani ha avuto modo di precisare, nel pronunciarsi sul ricorso Hirsi e altri c. Italia, che non è sufficiente la ratifica dei trattati internazionali sui diritti umani perché uno Stato possa definirsi sicuro: lo Stato Contraente della CEDU ha l’obbligo di verificare quale sia la situazione effettiva nel Paese di destinazione prima di respingere/espellere una persona. Tale principio è stato confermato anche con riguardo al trasferimento del richiedente asilo da uno Stato membro ad un altro in ottemperanza al riparto di competenze contenuto nel regolamento Dublino. Con il processo di Khartoum a venire in rilievo è tuttavia un’altra ipotesi, che desta peraltro grande preoccupazione: quella dell’esternalizzazione (in Paesi non europei, nella gran parte dei casi caratterizzati da regimi dittatoriali – come l’Eritrea, dall’assenza di un apparato statale che abbia il controllo effettivo sul territorio – come Libia e Somalia, da instabilità politica e conflitti interni) non solo dei controlli delle frontiere,  finanche dell’accoglienza dei richiedenti asilo e delle stesse procedure di esame della domanda. È chiaro che si tratta del tentativo degli Stati membri dell’UE di venir meno agli obblighi cui sono vincolati da molteplici fonti internazionali sui diritti umani, tentativo che contrasta peraltro con la giurisprudenza, sopra richiamata, della Corte di Strasburgo.

Dal momento della partenza, al momento in cui viene accolta la domanda di protezione internazionale, passando per il “viaggio” (che consente di accedere al territorio europeo), per i limiti alla mobilità intra-europea posti dal regolamento Dublino e alla libertà personale posti dallo strumento della detenzione (che, oltre ad essere una realtà di molti Stati europei, è peraltro un’ipotesi ammessa dalla nuova direttiva accoglienza – 2013/33/UE), vengono pertanto in rilievo numerose questioni connesse con la protezione dei diritti dei migranti.

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Panel 3 – Resettlement and other forms of admission to Europe: analysis of current policies and future opportunities

Proponents: Milena Belloni, PhD in Sociology and Social Research, University of Trento; Emanuela Paoletti, Research Associate at the Refugee Studies Centre, Oxford University

[versione italiana]

Resettlement represents, together with repatriation and local integration in the first country of asylum, one of the durable solutions that the international community has pursued to address the increasingly complex predicament of refugees and asylum seekers across the world (Chimni, 1999; Long, 2015). However, only a small percentage of refugees (normally about 1% globally, UNHCR, 2014) has access to resettlement. This is partly because few industrialised countries support the resettlement programme sponsored by the United Nations High Commissioner for Refugees (UNHCR). Furthermore, other opportunities for mobility, endorsed by UNHCR and the international community, such as humanitarian admission, private sponsorship, scholarships for students, humanitarian visas, family reunifications, medical evacuations and work placement programmes (UNHCR, 2015) remain ad hoc and limited in scale. In particular, resettlement slots offered by European countries are modest vis-à-vis those made available by countries such as the United States or Canada that accept thousands of refugees from camps in, for example, Ethiopia, Pakistan and Kenya. While the number of refugees resettled to Europe over the last few years remains scant, the influx of persons seeking protection from Asia and Africa to Europe has significantly increased and so has the number of those recognised as refugees in Europe. This leads us to question whether resettlement and other forms of admission could represent a less onerous alternative economically and in terms of human toll. The humanitarian operations of Mare Nostrum are a glaring example of how costly existing policy responses can be. Against this background, the panel intends to investigate the extent to which an expansion of resettlement and other forms of admissions of refugees and asylum seekers to Europe could improve European asylum policies. The panel aims to present a selection of case studies in a comparative approach.

In particular, we invite contributions addressing the following issues: is there a connection between the limited implementation of resettlement measures and the significant flow of asylum seekers to Europe? How can we explain the embryonic status of resettlement policies in Europe and the limited mobility channels available to refugees and asylum seekers? How do resettlement policies in Europe affect the protection space in North African countries and vice-versa? What are the problems related to the present resettlement programmes for refugees, asylum seekers and local populations in the first country of asylum and in the destination? What are the criteria used to select refugees eligible for resettlement to third countries? How long does the process take and how is the waiting period experienced by the applicants? What consequences may group resettlement have (i.e. pull effects for prospective refugees who have not left their country yet)?What are the obstacles and opportunities for refugees and asylum seekers’ to access other admission schemes?

This panel aims to attract studies which investigate resettlement and other forms of admissions from the point of view of researchers, policy-makers, social workers (i.e. NGOs, local associations, international organisations etc.)and refugees themselves, who are waiting for resettlement in camps or those who have already been resettled and can reflect upon their experience. We especially welcome contributions based on field research and first-hand experience, which discuss the complexities of resettlement and other forms of admissions and reflect on opportunities and challenges that a wider use of resettlement and other admission forms in Europe may lead to.

Call for presentations

Panel 3 – Il reinsediamento e altri regimi di ammissione in Europa: tra politiche attuali e possibilità future

Proponenti: Milena Belloni, Dottoranda in Sociologia e Ricerca Sociale, Università di Trento, Laboratorio Escapes; Emanuela Paoletti, Research Associate presso il Refugee Studies Center, Oxford University

[English version]

Il reinsediamento rappresenta, insieme al rimpatrio e all’integrazione locale nei paesi di prima accoglienza, una delle soluzioni a lungo termine che la comunità internazionale ha proposto al problema sempre più pressante dei rifugiati e richiedenti asilo nel mondo (Chimni, 1999; Long, 2015). Tuttavia solo una percentuale minima di rifugiati e richiedenti asilo (solitamente meno dell’1% su scala mondiale – UNHCR, 2014) accede al canale del reinsediamento poiché pochi paesi industrializzati aderiscono ai programmi di reinsediamento dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Inoltre altri regimi di ammissione che sono sostenute dall’UNHCR e dalla comunità internazionale come i visti umanitari, gli sponsor privati, le borse di studio per studenti, i ricongiungimenti familiari, le evacuazioni mediche ed i programmi di inserimento lavorativo (UNHCR, 2015) rimangono ad hoc o limitate. In particolare in Europa, le politiche di reinsediamento sono a uno stato embrionale a differenza di paesi come Stati Uniti e Canada che annualmente accettano migliaia di rifugiati dai campi, ad esempio, di Etiopia, Pakistan e Kenya. E’ però interessante notare che mentre i numeri dei rifugiati reinsediati rimangono minimi in Europa, i flussi di richiedenti asilo e rifugiati da Asia e Africa verso l’Europa sono aumentati drammaticamente negli ultimi anni e conseguentemente il numero dei rifugiati riconosciuti come tali. Questo spinge a chiedersi se il reinsediamento ed altre forme di ammissione possano costituire un’alternativa meno dispendiosa in termini di costi umani, ma anche di costi economici in senso stretto – basti pensare alle spese sostenute nell’estate 2014 per la conduzione dell’operazione umanitaria Mare Nostrum da parte dell’Italia. Il panel mira ad investigare se una più ampia applicazione degli interventi di reinsediamento e altre forme di ammissione di rifugiati e richiedenti asilo nel contesto europeo possa o non possa costituire una futura strada per il miglioramento delle attuali politiche europee dell’asilo utilizzando studi di casi specifici e comparazioni tra vari contesti.

In particolare, le seguenti questioni risultano di particolare interesse: esiste una relazione tra mancate politiche di reinsediamento e l’imponente flusso di richiedenti asilo verso l’Europa? Come si spiega lo stato embrionale dei programmi europei di reinsediamento e altre forme di ammissione di rifugiati e richiedenti asilo? In che modo le politiche del reinsediamento in Europa influenzano l’accesso alla protezione internazionale nei paesi del Nord Africa e viceversa? Quali sono le attuali problematiche legate ai programmi di resettlement per i rifugiati e richiedenti asilo e per le popolazioni locali nei paesi di prima accoglienza e nei paesi che aderiscono ai programmi di reinsediamento? Quali criteri vengono utilizzati nelle selezioni dei rifugiati da reinsediare? Quanto tempo dura l’attesa e in che modo questo periodo viene vissuto dai candidati? Quali meccanismi possono essere innescati da reinsediamenti di gruppo (i.e. pull effect per coloro che non sono ancora fuggiti dal paese)?

Il panel si propone di raccogliere ricerche e riflessioni che analizzino il tema del reinsediamento e di altre forme di ammissione dal punto di vista di ricercatori, policy-makers, operatori del settore (i.e. organizzazioni non-governative, enti locali, organizzazioni internazionali, etc.). Sono incentivati gli interventi che rappresentino il punto di vista dei rifugiati e richiedenti asilo, sia essi che attendano il reinsediamento dai campi dei paesi di primo asilo, sia che siano già stati reinsediati in paesi terzi e riflettano sulla loro esperienza. Sono benvenuti tutti gli studi che portino esperienze e dati di prima mano e che mettano in luce le complessità dell’attuale sistema del reinsediamento, così come le opportunità a cui potrebbe dar luogo per i rifugiati e richiedenti asilo e per i paesi che vi aderiscono. Si valutano contributi sia in italiano che in inglese.

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Enza Roberta Petrillo

Migration and Asylum Expert, her fields of interest include external and internal dimensions of the EU’s migration and asylum policies and forced migrations triggered by protracted humanitarian crises, weak governance and under-development.

Ph.D. in Development Geography, graduated with mention in Political Science, she has more than ten years of progressive professional experience in academic research, policy-oriented analysis, and interventions’ planning and management in the field of vulnerable migrant groups (such as unaccompanied migrant children and THB victims) and related protection and reception issues. Her experience includes current service in the European Asylum Support Office (EASO), and previous service in International Organizations (Osce, FAO), NGOs (Save the Children, CIES and others), Universities (Sapienza University of Rome, Sant’Anna School of Advanced Studies, Loughborough University),Think Tanks (The Hague Institute for Global Justice, Foundation for European Progressive Studies, FIERI), and Governmental Institutions (Ministry of Labor and Social Policy-DG Migration and Integration Policies).

Research Associate for the Unesco Chair in Population, Migration and Development (Rome Chapter), as a contract or invited lecturer she has taught Crisis Prevention & Management, Geopolitics and Analysis of Migratory Flows. In 2014, thanks to a grant awarded by the EU- ISCH COST Action IS1101- Climate Change and Migration, she was visiting researcher at the Hague Institute for Global Justice. In 2005, thanks to a grant awarded by the Italian MoFA she visited the University of Ljubljana.

In 2013 she was enrolled in the database of successful candidates from which to recruit research contract staff in Human and Social Science selected by the Joint Research Centre of the European Commission. She has extensive experience in field research and in analyzing complex political and social settings, using qualitative research methodology. Among her recent publications: “Ethno-cultural diversity and the limits of the inclusive nation, Identities, 1-19 (2018 with M. Antonsich)”.

Call for papers “Transiti, barriere, libertà”

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Dopo la chiusura, sul piano burocratico, della cosiddetta Emergenza Nord-Africa, il silenzio entro cui era stato avvolto nella discussione pubblica e nel mondo dei media il tema dell’arrivo via mare di migranti e richiedenti asilo è stato fortemente scosso dalle tragedie occorse negli ultimi mesi e, più precisamente, da una nuova serie di arrivi che rimandano da una parte al perdurare di zone di guerra e crisi nell’area mediterranea (Siria, Egitto, Libia) e dall’altra al riformularsi delle rotte e delle strategie delle traversate via mare.

Di nuovo, la narrazione dell’emergenza – relativa al numero di arrivi, alla congestione delle strutture di immediata accoglienza e in prospettiva di quelle di seconda accoglienza sparse sul territorio italiano – e della tragedia – il dramma delle traversate via mare e della guerra in generici contesti di origine, uniche formule capaci di aprire spazi di riconoscimento – ha prevalso rispetto ad una trattazione più puntuale e più corrispondente alla complessità degli eventi.

Eppure, quanto accaduto ricade entro modelli ricorrenti che caratterizzano da venti anni la migrazione di richiedenti asilo verso l’Italia, in particolare con riferimento al presentarsi nell’area mediterranea di situazioni di crisi, instabilità, o semplicemente diseguaglianza (l’area balcanica prima, quella nordafricana ora), da cui si originano i flussi di persone o in cui si determina l’incapacità di storici bacini di rifugio e di raccolta di migranti di trattenere al proprio interno questi movimenti di popolazione (Libia, Egitto, ma anche aree più lontane, nel Medio Oriente, in Sudan o nel Corno d’Africa per esempio).

Di fronte a queste rappresentazioni e produzioni di sapere frammentate, che si legano più ai dati dell’emergenza che alle continuità e complessità dei fenomeni, si pone l’esigenza di riflettere in una logica capace di evidenziare connessioni e legami tra le varie aree toccate dalla migrazione, per restituire un senso di unità ai fenomeni migratori e alle esperienze stesse dei migranti, e mettere in luce i nessi tra guerre, responsabilità dell’azione politica, movimenti di popolazione, assistenza umanitaria.

A fronte di un’attenzione che sempre più si direziona verso le aree di crisi, pur in termini semplificatori (corridoi umanitari, interventi di sviluppo nelle aree di origine, esternalizzazione del confine e dei controlli, paesi visti come “produttori naturali” di migrazioni), ricercare una prospettiva unitaria, che includa i luoghi di partenza e i percorsi migratori, trova molteplici giustificazioni.

Anzitutto perché le categorie che si ritiene possano classificare le diverse aree e le diverse “fasi” legate alla migrazione (le aree di origine, le aree di transito, le aree di destinazione) sono in realtà fra loro sovrapposte e tendono a riprodursi in ogni ambito (l’Italia per esempio, luogo di emigrazione, di transito, di arrivo). In secondo luogo, perché le stesse forme di organizzazione delle migrazioni ed il loro controllo tendono a replicarsi nei punti diversi dei corridoi migratori. Infine perché, molto semplicemente, gli stessi corridoi migratori sono in sé fenomeni di integrazione di spazi che quindi richiedono, per essere compresi, un’integrazione di specializzazioni areali e disciplinari.

Una trattazione unitaria può gettare una diversa luce sui contesti di approdo in Italia, in cui dopo la loro esposizione mediatica, i richiedenti asilo nella loro soggettività storica, politica e biografica tendono a scomparire in numeri e attese burocratiche e a vedersi sottratte, tra stereotipi negativi, forme di assistenza/controllo/detenzione e processi di marginalizzazione, le proprie potenzialità e aspettative come soggetti. Rimane altresì cruciale continuare a riflettere sulle relazioni tra rovesciamenti di regime e transizioni politiche nell’area del Nord Africa, le richieste di democrazia qui espresse e la mobilità di persone: mobilità che è stata negata all’interno di regimi repressivi e mobilità che si origina dalle crisi stesse. Infine, un’attenzione diretta sulle aree di crisi e di primo rifugio può mostrare l’estrema complessità delle ragioni, direzioni e forme della fuga delle persone dai loro luoghi di vita e la molteplicità dei fattori che determinano specifici movimenti di popolazione e il loro riconoscimento internazionale.

I multiformi percorsi di ricerca di sicurezza e rifugio si articolano tanto in innumerevoli transiti e attraversamenti, passaggi di frontiera e mobilità, quanto nelle forme del contenimento, controllo, detenzione, respingimento. A partire da questi due assi tematici (a. Strade, corridoi, passaggi; b. Campi e barriere) in questa conferenza si propone di riflettere sulle categorie di migrazione forzata e transito; sulle forme di riconoscimento e rappresentazione dei richiedenti asilo; sulle pratiche e  aspettative dei migranti; sulle dinamiche dell’assistenza e sulle politiche di controllo dei movimenti dei richiedenti asilo. Chiediamo di concentrarsi, evidenziandone le specificità, le connessioni e sovrapposizioni, su questi ambiti:

1) Conflitti e aree di primo rifugio (con particolare riferimento a Siria e Corno d’Africa);

2) Mediterraneo extra Schengen;

3) Mediterraneo area Schengen;

4)Transiti europei.

Contributi che presentino sia casi di studio sia riflessioni teoriche, dal punto di vista delle scienze umane, sociali e storiche sono benvenuti. La conferenza si propone come luogo di confronto tra ricercatori e operatori dell’assistenza che abbiano recentemente lavorato in Italia su questi temi.

Organizzazione:

Si prega di inviare all’indirizzo migrazioniforzate@unimi.it un abstract di max 500 parole contenente nome, titolo, istituzione di appartenenza, curriculum breve, indirizzo e-mail entro e non oltre il 20 gennaio 2014. La lingua di lavoro sarà l’italiano.

Abbiamo limitati fondi per coprire le spese di viaggio e alloggio. Si prega quanti ne avessero bisogno (non essendo legati a istituzioni o progetti con fondi per missioni e conferenze) di segnalare tale richiesta insieme all’invio dell’abstract.

La conferenza è organizzata da “Escapes. Laboratorio di studi critici sulle migrazioni forzate”, in collaborazione con Università degli Studi di Milano – Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche e Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali – e Università degli Studi di Milano-Bicocca – Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa” con il Seminario Mediorienti. Prospettive sul Medio Oriente in cambiamento..

Dettagli finali relativi all’organizzazione verranno forniti nel mese di gennaio attraverso il sito www.escapes.unimi.it

Comitato Organizzatore:

Luca Ciabarri, Domenico Copertino, Emanuela Dal Zotto, Elena Fontanari, Chiara Marchetti, Barbara Pinelli

 

Giacomo Zandonini

Giacomo Zandonini è laureato in lingue e letterature moderne nel 2011 e in Scienze Politiche nel 2004. Dal 2004 è giornalista indipendente e operatore sociale nell’ambito dell’educazione interculturale e delle migrazioni.

Lavora con rom e sinti, con giovani arabi e ebrei in Palestina e Israele e dal 2008 collabora con Centro Astalli a Trento realizzando progetti culturali e di media education. Realizza il docu-fiction “Solandata” e in seguito diversi reportage sui migranti nel mondo, in particolare in India, Sri Lanka e nel campo profughi di Choucha. Continua a leggere