La normalità del trattenimento nella transizione Covid-19

#escapes2020 online – 26 giugno 2020
Il governo della migrazione e dell’asilo
Resistenza e azione in tempi di ambivalenza e incertezze

Stringa n. 3: Guardare alle “zone d’ombra”


Libertà differenziate: tre punti di vista per riflettere sul confinamento dei migranti nella transizione Covid-19 / 4

La normalità del trattenimento nella transizione Covid-19

Carlo Caprioglio, Dipartimento di Giurisprudenza, Università di Roma Tre, Francesco Ferri, Lucia Gennari
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Panel 10 – Abitare i luoghi dell’emergenza. Un dialogo interdisciplinare sugli spazi del rifugio

Proponenti: Eleonora Riva, Università degli Studi di Milano, Laboratorio Escapes; Nicola Rainisio, Università degli Studi di Milano, Laboratorio Escapes

Una caratteristica che accomuna tutte le migrazioni e’ lo spostamento fisico, il movimento reale verso un nuovo luogo. L’ampia riflessione delle scienze sociali su questo tema si e’ focalizzata su alcuni ambiti differenti ma interconnessi tra di loro: le forme spaziali della segregazione e dell’ internamento, la ri-costruzione simbolica e narrativa dei luoghi d’origine, l’organizzazione delle comunità sul territorio dei paesi d’approdo. Il tema della segregazione spaziale in particolare, caratterizzato dalle teorizzazioni di Foucault e Agamben sulla disciplina dei corpi e sulla forma campo, ha determinato la diffusione di una posizione ontologicamente critica dei ricercatori rispetto alle forme di accoglienza-internamento sviluppate dagli stati nazionali per “contenere” l’umanità in eccesso.

Questa posizione di principio, pienamente condivisibile, ha tuttavia finito per supportare la sostanziale assenza di una riflessione diffusa sui contesti abitativi reali dei richiedenti asilo e sulla loro riformabilità, capace di strutturarsi come una massa critica in grado di influenzare le logiche progettuali dei decisori politici.

Questa mancanza è poi storicamente rinforzata dalla difficoltà del dialogo interdisciplinare tra scienze sociali e scienze del progetto, tra chi materialmente disegna gli spazi e chi ne analizza criticamente i contenuti politici e filosofici.

Ciò ha indirettamente contribuito, nel contesto italiano, allo sviluppo di una galassia di situazioni abitative di differente tipologia, quasi tutte costruite o riadattate seguendo una logica emergenziale, dove gli standard minimi di qualità architettonica e abitativa sono indefinitamente derogabili .

Il panel proposto intende focalizzarsi su questi aspetti, riportando, in una prospettiva ecologica, il focus dell’attenzione critica sui luoghi dell’accoglienza, nella loro realtà socio-fisica. Si propone, dunque, un ribaltamento bottom-up della logica scientifica vigente, ponendo l’accento sulle possibilità trasformative degli spazi reali della quotidianità come motore per modificare il sistema normativo dell’accoglienza e le dinamiche relazionali che questo tende a strutturare.

Nel dettaglio, la riflessione si articolerà attorno ai seguenti punti:

– analisi delle caratteristiche socio-spaziali che caratterizzano i luoghi dell’accoglienza nel contesto italiano

– percezione dei luoghi di accoglienza da parte dei loro abitanti, siano essi utenti od operatori

– possibilità di riformare gli spazi dell’accoglienza in funzione dei bisogni degli abitanti

– possibilità di stabilire degli standard socio-spaziali che supportino i processi di autonomia e le libertà individuali degli utenti

Una caratteristica costitutiva del panel è la sua interdisciplinarietà. Si ricercano pertanto relatori provenienti da differenti ambiti di ricerca: psicologia sociale, medicina e salute pubblica, architettura e design.

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Emanuela Dal Zotto

Emanuela Dal Zotto è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Pavia.

Nel 2015 ha conseguito il dottorato in sociologia presso la Graduate School in Social and Political Studies dell’Università Statale di Milano con una ricerca sull’emergenza come frame cognitivo e organizzativo nella risposta alle migrazioni forzate che ha preso in esame, come caso di studio, l’“Emergenza Nord Africa” del 2011. Continua a leggere