Escapes 2017 – Programma workshop 4


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Venerdì 9 giugno 2017 ore 16.15 – 17.45
Polo didattico dell’Università di Parma, Strada Pietro Del Prato, 5

Workshop in collaborazione con Rosa Luxemburg Stiftung

4. Violenza istituzionale quotidiana. Categorizzare, separare, infantilizzare…:
come leggere dispositivi di assoggettamento e la resistenza in atto

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Luca Gorgolini

Luca Gorgolini si è laureato in Storia Contemporanea presso l’Università di Bologna nel marzo del 2000. Nel giugno del 2007 ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in storia e informatica presso l’Università di Bologna. Dall’aprile 2006 al marzo 2011 e dal dicembre 2011 al novembre 2012 è stato assegnista di ricerca presso l’Università di Bologna, Campus di Rimini. Continua a leggere

Escapes 2016 call for presentations – panel 8

Terza conferenza annuale di ESCAPES

Europa e migrazioni forzate
Quale futuro per le politiche europee?
Quali forme e pratiche di resistenza?

Bari, 23-24 giugno 2016

È aperta la call for presentations per intervenire in uno dei panels che si terranno in occasione della terza Conferenza annuale di Escapes.

8) Detenzione dei migranti e pratiche di resistenza

Proponente: Enrica Rigo (Università Roma Tre) Continua a leggere

Escapes 2016 call for presentations – panel 7

Terza conferenza annuale di ESCAPES

Europa e migrazioni forzate
Quale futuro per le politiche europee?
Quali forme e pratiche di resistenza?

Bari, 23-24 giugno 2016

È aperta la call for presentations per intervenire in uno dei panels che si terranno in occasione della terza Conferenza annuale di Escapes.

7) “We have the right to choose where to live”. Il transito dei rifugiati attraverso l’Europa come pratica di resistenza

Proponente: Chiara Denaro (membro ASGI; dottoranda in Sociologia e Scienze Sociali Applicate – Università degli Studi di Roma “La Sapienza” – Universitat Autónoma de Barcelona) Continua a leggere

Panel 11 – Dentro/Fuori le istituzioni: contributi etnografici sulle zone d’ombra del sistema d’accoglienza in Italia

Proponenti: Elena Fontanari, Università degli Studi di Milano, Laboratorio Escapes; Giulia Borri, BGSS – Humboldt University of Berlin, Laboratorio Escapes

Negli ultimi anni l’Italia è stata attraversata da grandi cambiamenti che hanno modificato le forme di accoglienza e i sistemi di controllo delle migrazioni forzate. L’aumento del numero degli arrivi nel 2014, l’allargamento del sistema SPRAR, l’operazione Mare Nostrum, il passaggio dei siriani nella stazione centrale di Milano, i tentativi di abbandonare l’Italia verso i paesi del nord Europa, gli scandali di “Mafia Capitale”, sono alcuni dei fenomeni che hanno messo in evidenza le profonde ambiguità del sistema di accoglienza italiano e la complessità dell’interrelazione con fenomeni strutturali quali la crisi economica. Una delle caratteristiche che possiamo osservare in questi nuovi fenomeni, è l’aumento dell’indistinzione tra formale/informale e sicurezza/accoglienza nella gestione delle migrazioni forzate così come nelle esperienze dei soggetti. Si è venuto a formare un mondo parallelo che viene raggiunto dallo stato in termini di controllo, ma non di accoglienza. Delle “zone d’ombra” che affiancano – e a volte incrociano – le istituzioni, in cui i richiedenti asilo e rifugiati si muovono tra costrizioni strutturali e volontà di costruirsi autonomamente i propri percorsi e progetti. Queste zone d’ombra che affiancano il sistema di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati, caratterizzate da un alto livello di informalità, mettono in luce l’accrescere di  una tendenza tipica della gestione delle migrazioni forzate: la tensione tra controllo e abbandono. Questa caratteristica ambivalente di controllo/abbandono delle politiche sulle migrazioni forzate ha degli effetti diretti sulle biografie dei soggetti creando una condizione ambivalente di forte marginalità, da un lato, ed estrema esibizione pubblica e mediatica, dall’altro. Condizione che viene rinforzata anche da altri fenomeni strutturali quali la povertà economica, le diverse forme di razzismo, e il sistema di welfare (e le sue lacune).

In questo panel si vogliono raccogliere ricerche che contribuiscono a mettere in luce queste “zone d’ombra” che affiancano e sovrappongono le istituzioni. Interessano ricerche che svelano come in queste “zone d’ombra” i meccanismi di controllo si incontrano e scontrano con i desideri e i percorsi autonomi dei migranti forzati, che cercano di fuggire e svincolarsi dalle restrizioni. Sia nei centri di prima accoglienza, così come nei centri SPRAR, e nei centri Dublino, assistiamo allo svilupparsi di percorsi di richiedenti asilo e rifugiati che escono dalle mura di questi edifici – per poi rientrarci e riuscirci ancora. Allo stesso modo queste dinamiche sono presenti nelle tendopoli di Rosarno o del “Gran Ghetto” di Foggia, nelle navi della marina dell’operazione Mare Nostrum, nelle città dove assistiamo all’intensificarsi di pratiche abitative come l’occupazione di case, o l’utilizzo delle stazioni dei treni come luoghi di rifugio e transito. Le politiche di gestione delle migrazioni forzate alternano un intenso controllo delle mobilità dei soggetti con l’abbandono di quest’ultimi, negandone l’esistenza e rendendo invisibili le loro biografie. Dall’altro lato, i richiedenti asilo e rifugiati reagiscono a questi meccanismi, ritagliandosi spazi e tempi di autonomia. Ci interessano ricerche che, privilegiando una prospettiva etnografica, evidenzino queste dinamiche e tensioni partendo dal punto di vista dei soggetti che le vivono in prima persona. Seguendo le biografie dei richiedenti asilo e rifugiati che abitano le zone d’ombra fuori dalle istituzioni e dai programmi di accoglienza, per scelta o per abbandono, permette di metter in luce le carenze del sistema di accoglienza in relazione anche ad altri fenomeni strutturali sopraelencati. Siamo interessati a ricerche che ci svelino la complessità di questi processi, descrivendo le relazioni di potere che si instaurano tra gli attori e mettano in rilievo la voce dei soggetti protagonisti.

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Irene Peano

Irene Peano ha ricevuto un dottorato di ricerca in antropologia sociale presso l’Università di Cambridge (UK) nel 2011, per una tesi sulla tratta delle donne nigeriane.
La sua ricerca sul campo si è svolta tra Benin City, Nigeria, e Torino, sviluppando il tema della produzione di soggettività e della trasgressione in diversi contesti legati alla tratta.
È attualmente titolare di una Intra-European Marie Curie Fellowship con un progetto di ricerca sulle forme di resistenza al regime dei confini.