Panel 6 – Emergenza senza fine o fine dell’emergenza? Quali prospettive per l’accoglienza in Italia

Proponente: Associazione Asilo in Europa, Laboratorio Escapes

Il presente panel è volto a creare uno spazio di incontro tra operatori del settore e mondo della ricerca, all’interno del quale riflettere in maniera collettiva sullo stato dell’arte e sulle prospettive dell’accoglienza in Italia, alla luce delle recenti trasformazioni che l’hanno investita. Nell’ultimo biennio, infatti, il sistema di accoglienza italiano è stato interessato dalla conclusione delle misure emergenziali Ena, dal significativo allargamento della rete SPRAR, dall’avvio di un’ennesima gestione emergenziale (Cas/Mare Nostrum), nonché dalla sottoscrizione da parte della Conferenza Unificata Stato‐Regioni di un Piano operativo nazionale (10.07.2014) che costituisce un primo tentativo di ideazione di un sistema unico di accoglienza, imperniato sulla rete SPRAR ed organizzato per fasi (soccorso e prima assistenza, prima accoglienza e qualificazione, seconda accoglienza e integrazione). Prendendo le mosse da queste trasformazioni, il panel proposto mira a discutere alcuni possibili scenari, a partire dall’analisi di casi concreti e specifiche esperienze di accoglienza sul territorio italiano. Particolare attenzione sarà rivolta all’implementazione del Piano operativo nazionale, agli effetti della gestione emergenziale e alle prospettive per la rete SPRAR. Asilo in Europa si propone di introdurre la discussione con una riflessione sulla sperimentazione in atto in Emilia Romagna con il cosiddetto HUB di via Mattei a Bologna. Le proposte di intervento potranno essere di carattere sia empirico (discussione di casi) sia teorico (paper scientifici) e dovranno contribuire a:

– riflettere criticamente sul significato di accoglienza, in un contesto caratterizzato da un’estrema eterogeneità di prassi a livello locale, dalla difficoltà di fare rete con il sistema territoriale dei servizi e dall’insufficienza di progetti di inclusione sociale conseguenti al riconoscimento;

– analizzare le forme e gli effetti della gestione emergenziale sui singoli territori, sui richiedenti asilo e sulle preesistenti pratiche consolidate di accoglienza;

– analizzare specifici esempi di prassi di accoglienza, sia buone (accoglienza diffusa, accoglienza in famiglia, ecc.) sia cattive (sprechi e mala gestione, accoglienza di bassa soglia, ecc.), mettendole in relazione a trasformazioni più complessive dell’accoglienza in Italia;

– discutere sperimentazioni locali di messa in atto del Piano operativo nazionale;

– riflettere sul modello di accoglienza in gioco in Italia alla luce delle recenti trasformazioni, con una particolare attenzione alle prospettive per la rete SPRAR;

– ragionare sulle possibili trasformazioni che potrebbe subire il ruolo e la figura dell’operatore sociale in questa fase di cambiamento;

– mettere in relazione fenomeni italiani con esperienze simili all’estero e riflettere sul senso e le prospettive  del Sistema comune europeo di asilo in rapporto al tema dell’accoglienza;

– riflettere sulle trasformazioni che hanno caratterizzato la rete SPRAR in seguito ai recenti allargamenti e alla coesistenza con sistemi di accoglienza emergenziali paralleli;

– riflettere sul significato dell’accoglienza a partire dalle esperienze soggettive dei richiedenti asilo accolti in Italia, attraverso l’utilizzo di esempi etnografici.

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Panel 1 – Il confine umanitario

Proponenti: Paolo Cuttitta, VU University Amsterdam, Laboratorio Escapes; Glenda Garelli, University of Illinois-Chicago; Alessandra Sciurba, Università di Palermo; Martina Tazzioli, Queen Mary University, London

La “ragione umanitaria” gioca un ruolo sempre più importante nel governo delle migrazioni internazionali. La recente operazione militare-umanitaria Mare Nostrum – caratterizzata dalla perfetta sovrapposizione tra operazioni di polizia e operazioni di soccorso – è stata solo la manifestazione più spettacolare della tendenza affermatasi dall’inizio del secolo, in Europa come altrove, a giustificare operazioni di polizia facendo ricorso ad argomenti umanitari (come l’esigenza di salvare vite umane) e in contesti sempre più emergenzializzati e militarizzati.

Anche la recente proposta fatta all’Unione europea dall’Italia – istituire centri per l’asilo in Nordafrica e coinvolgere i paesi nordafricani nelle attività di ricerca e soccorso in mare – sembra voler nascondere dietro il velo umanitario (impedire tragedie in mare offrendo asilo prima dell’imbarco) l’obiettivo di imbrigliare più efficacemente un’ampia porzione della popolazione migrante, eludendo gli obblighi di diritto internazionale dei paesi europei. Nella stessa direzione – e ben più di quanto previsto dalle precedenti piattaforme di cooperazione euro-africana – va anche il Processo di Khartoum avviato lo scorso autunno.

Lo stesso fine di giustificare e ridefinire, rafforzandolo, il regime di gestione della mobilità umana internazionale viene perseguito evocando non solo il discorso umanitario in senso stretto ma anche quello, analiticamente distinguibile, dei diritti umani.

L’umanitario, tuttavia, non serve solo a rafforzare processi di esclusione ma anche a determinare percorsi d’inclusione d’impronta post-coloniale, fondati sull’asimmetria tra salvatori e salvati, tra i generosi soggetti includenti e quelli inclusi. Questi ultimi, infatti, sono declassati dalla condizione di portatori di diritti a quella di destinatari di compassione, come testimoniano sia le ricerche di Fassin e Ticktin sulla Francia, sia la crescente attenzione dedicata ai programmi di reinsediamento (che, tra l’altro,operano una selezione secondo criteri umanitari su un campione di popolazione – i rifugiati – già originariamente selezionato su basi umanitarie).

La diffusione della retorica umanitaria presso varie agenzie non statali, così come il crescente coinvolgimento di organizzazioni umanitarie nella gestione delle migrazioni, pone ulteriori interrogativi sul ruolo della “ragione umanitaria” nella delocalizzazione e denazionalizzazione del regime di frontiera. Un’importante questione, in effetti, è quella di chi sia in ultima analisi legittimato a definire l’agenda umanitaria, e secondo quali concezioni dell’umanitario.

L’umanitarizzazione, infine, contribuisce – anche grazie all’intreccio con la militarizzazione – all’emergenzializzazione delle politiche migratorie, che a sua volta favorisce la (apparente) depoliticizzazione delle stesse, nella misura in cui la forza morale degli imperativi chiamati in causa finisce per oscurare il carattere politico delle scelte operate (presentate come neutre e “tecniche”).

In questo contesto, ricerca accademica e attivismo politico possono contribuire a mettere in discussione(o a perpetuare, riproducendoli) le dinamiche di rafforzamento del regime di frontiera e il ruolo svolto in esse dalla “ragione umanitaria”.

Questa sessione intende analizzare questi e altri aspetti del confine umanitario.

Possibili temi (elenco non esaustivo ma puramente indicativo):

– Il rapporto tra la retorica della sicurezza e la retorica umanitaria

– La militarizzazione dell’umanitario (anche in relazione allacollaterale militarizzazione dell’ordine pubblico mondiale)

– Il rapporto tra umanitario e diritti umani

– Il rapporto tra umanitario e attivismo

– Il ruolo delle organizzazioni umanitarie nella ridefinizione del regime di frontiera

– Processi d’inclusione umanitaria

– Cartografie del confine umanitario

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Call for presentations

logo_escapesIn occasione della Conferenza annuale di Escapes che si terrà nei giorni 11 e 12 giugno 2015 verranno proposti i seguenti panels in diverse sessioni parallele.

È aperta la call for presentations per intervenire in uno dei seguenti panels.
Le proposte vanno fatte pervenire alla mail di Escapes migrazioniforzate@unimi.it, con oggetto “COGNOME_PANEL N. X” entro e non oltre l’11 maggio 2015.
La proposta non deve superare le 1.000 parole e va accompagnata da una breve nota biografica del/i proponente/i.

Ciascun panel sarà organizzato con un’introduzione del/dei proponente/i, seguita da presentazioni della durata massima di 15 minuti (massimo 4/5), per dare modo di sviluppare la discussione tra i relatori e i partecipanti.
La lingua di lavoro dei panel sarà l’italiano (solo per il panel 3 si valuterà la scelta lingua sulla base delle proposte di presentazione accettate).

[scarica qui l’elenco dei panel]

1) Il confine umanitario

Proponenti:
Paolo Cuttitta, VU University Amsterdam, Laboratorio Escapes;
Glenda Garelli, University of Illinois-Chicago;
Alessandra Sciurba, Università di Palermo;
Martina Tazzioli, Queen Mary University, London

2) Nuovi crocevia per i richiedenti asilo lungo i confini terrestri italiani. Realtà locali, dinamiche multi-scalari

Proponente:
Giulia Scalettaris, PhD, Università di Lille, Laboratorio Escapes

3) Il reinsediamento e altri regimi di ammissione in Europa: tra politiche attuali e possibilità future

Proponenti:
Milena Belloni, Dottoranda in Sociologia e Ricerca Sociale, Università di Trento, Laboratorio Escapes;
Emanuela Paoletti, Research Associate presso il Refugee Studies Center, Oxford University

4) Mobilità delle persone e accesso all’Europa

Proponente:
Adele Del Guercio, Università degli Studi di Napoli L’Orientale, Laboratorio Escapes

5) Il «principio di effettività» nella protezione internazionale. Profili di  teoria e pratica del diritto per una ricostruzione storica e una riflessione critica  sul  sistema d’asilo

Proponente:
Romina Amicolo, PhD in Filosofia del Diritto, Avvocato ASGI, Laboratorio Escapes

6) Emergenza senza fine o fine dell’emergenza? Quali prospettive per l’accoglienza in Italia

Proponente:
Associazione Asilo in Europa, Laboratorio Escapes

7) Sistemi di accoglienza e migrazioni forzate. Riflessività e ruolo degli operatori sociali

Proponenti:
Davide Biffi, Laboratorio Escapes;
Chiara Tasinazzo, Laboratorio Escapes

8) Il sistema di accoglienza riservato ai Minori Stranieri non Accompagnati che transitano o si fermano in Italia. Un analisi critica del modello italiano di “governance multilivello”

Proponenti:
Enza Roberta Petrillo, Post-doc Researcher in Political and Social Science, Università Sapienza di Roma, Dipartimento Memotef/Centro di Ricerca EuroSapienza, Laboratorio Escapes;
Elena Ambrosetti, Assistant Professor in Demography, Università Sapienza di Roma, Dipartimento Memotef

9) Matrimoni e parentele nelle migrazioni forzate

Proponente:
Francesca Declich, Professore Associato in etnologia e antropologia socio-culturale presso l’Università di Urbino, Laboratorio Escapes

10) Abitare i luoghi dell’emergenza. Un dialogo interdisciplinare sugli spazi del rifugio

Proponenti:
Eleonora Riva, Università degli Studi di Milano, Laboratorio Escapes;
Nicola Rainisio, Università degli Studi di Milano, Laboratorio Escapes

11) Dentro/Fuori le istituzioni: contributi etnografici sulle zone d’ombra del sistema d’accoglienza in Italia

Proponenti:
Elena Fontanari, Università degli Studi di Milano, Laboratorio Escapes;
Giulia Borri, BGSS – Humboldt University of Berlin, Laboratorio Escapes

La conferenza è organizzata da “Escapes. Laboratorio di studi critici sulle migrazioni forzate”, in collaborazione con Università degli Studi di Milano – Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche e Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali – e Università degli Studi di Milano-Bicocca – Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione.

Dettagli ulteriori relativi all’organizzazione verranno forniti nel mese di maggio attraverso il sito www.escapes.unimi.it

Comitato organizzatore: Luca Ciabarri, Emanuela Dal Zotto, Elena Fontanari, Chiara Marchetti, Barbara Pinelli

Emanuela Dal Zotto

Emanuela Dal Zotto è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Pavia.

Nel 2015 ha conseguito il dottorato in sociologia presso la Graduate School in Social and Political Studies dell’Università Statale di Milano con una ricerca sull’emergenza come frame cognitivo e organizzativo nella risposta alle migrazioni forzate che ha preso in esame, come caso di studio, l’“Emergenza Nord Africa” del 2011. Continua a leggere