Dismantling Dublin, Restoring Borders: The Mobility of Asylum Seekers after the Refugee Crisis

#escapes2020 online – 26 giugno 2020
Il governo della migrazione e dell’asilo
Resistenza e azione in tempi di ambivalenza e incertezze

Stringa n. 1: Comprendere il presente. All’origine di istituti, pratiche e dispositivi


Dismantling Dublin, Restoring Borders: The Mobility of Asylum Seekers after the Refugee Crisis

Irene Serangeli, PhD Student, School of International Studies, University of Trento
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Escapes 2016 call for presentations – panel 6

Terza conferenza annuale di ESCAPES

Europa e migrazioni forzate
Quale futuro per le politiche europee?
Quali forme e pratiche di resistenza?

Bari, 23-24 giugno 2016

È aperta la call for presentations per intervenire in uno dei panels che si terranno in occasione della terza Conferenza annuale di Escapes.

6) Quale futuro per Schengen?

Proponenti: Giuseppe Campesi (Dipartimento di Scienze Politiche, Università di Bari), Giuseppe Morgese (Dipartimento di Scienze Politiche, Università di Bari) Continua a leggere

Escapes 2016 call for presentations – panel 5

Terza conferenza annuale di ESCAPES

Europa e migrazioni forzate
Quale futuro per le politiche europee?
Quali forme e pratiche di resistenza?

Bari, 23-24 giugno 2016

È aperta la call for presentations per intervenire in uno dei panels che si terranno in occasione della terza Conferenza annuale di Escapes.

5) Il sistema europeo comune di asilo alla prova dei diritti umani

Proponente: Adele Del Guercio (Ricercatrice di Diritto internazionale, Università degli Studi di Napoli L’Orientale) Continua a leggere

Panel 4 – Mobilità delle persone e accesso all’Europa

Proponente: Adele Del Guercio, Università degli Studi di Napoli L’Orientale, Laboratorio Escapes

Nell’ambito del panel si vogliono discutere, con un taglio giuridico, questioni connesse con la mobilità delle persone, ed in particolare relative all’attraversamento del Mar mediterraneo, agli spostamenti intra-europei, all’effettivo accesso alla protezione, alla privazione della libertà (legalizzata o meno). I campi di accoglienza/detenzione da istituire nei Paesi africani, quelli già operanti in Europa, Frontex, il regolamento Dublino sono tutti strumenti della stessa politica volta a regolamentare/contenere la mobilità dei migranti, anche a discapito dei diritti fondamentali. I processi di Khartoum, Rabat e Budapest, nonché l’Agenda europea sull’immigrazione (che dovrebbe essere resa pubblica a maggio) pongono fortemente l’accento sulla cooperazione con i Paesi di origine e di transito dei migranti, Paesi che tuttavia non possono definirsi “sicuri” in quanto non offrono garanzie sotto il profilo del rispetto dei diritti umani e del diritto d’asilo. A tal riguardo la Corte europea dei diritti umani ha avuto modo di precisare, nel pronunciarsi sul ricorso Hirsi e altri c. Italia, che non è sufficiente la ratifica dei trattati internazionali sui diritti umani perché uno Stato possa definirsi sicuro: lo Stato Contraente della CEDU ha l’obbligo di verificare quale sia la situazione effettiva nel Paese di destinazione prima di respingere/espellere una persona. Tale principio è stato confermato anche con riguardo al trasferimento del richiedente asilo da uno Stato membro ad un altro in ottemperanza al riparto di competenze contenuto nel regolamento Dublino. Con il processo di Khartoum a venire in rilievo è tuttavia un’altra ipotesi, che desta peraltro grande preoccupazione: quella dell’esternalizzazione (in Paesi non europei, nella gran parte dei casi caratterizzati da regimi dittatoriali – come l’Eritrea, dall’assenza di un apparato statale che abbia il controllo effettivo sul territorio – come Libia e Somalia, da instabilità politica e conflitti interni) non solo dei controlli delle frontiere,  finanche dell’accoglienza dei richiedenti asilo e delle stesse procedure di esame della domanda. È chiaro che si tratta del tentativo degli Stati membri dell’UE di venir meno agli obblighi cui sono vincolati da molteplici fonti internazionali sui diritti umani, tentativo che contrasta peraltro con la giurisprudenza, sopra richiamata, della Corte di Strasburgo.

Dal momento della partenza, al momento in cui viene accolta la domanda di protezione internazionale, passando per il “viaggio” (che consente di accedere al territorio europeo), per i limiti alla mobilità intra-europea posti dal regolamento Dublino e alla libertà personale posti dallo strumento della detenzione (che, oltre ad essere una realtà di molti Stati europei, è peraltro un’ipotesi ammessa dalla nuova direttiva accoglienza – 2013/33/UE), vengono pertanto in rilievo numerose questioni connesse con la protezione dei diritti dei migranti.

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‘L’Europa non piegherà quest’uomo’. La storia di Fekhri di Damasco

La ribellione e la voglia di riscatto

La ribellione e la voglia di riscatto

Avevo lavorato 10 anni e racimolato un bel gruzzoletto. Stavo per compiere 25 anni, età da matrimonio. Avevo già scelto una casa grande, dove potessimo stare finalmente tutti insieme, ricambiando l’amore e le cure alla nonna e la zia che mi avevano cresciuto fino ad allora. Avevo due mesi quando sono stato strappato all’amore materno. Non ho potuto bere il latte di mia madre. Ho bevuto il latte della zia e delle altre donne di casa che mi hanno cresciuto come un figlio. Mio nonno, uomo rispettato in tutto il quartiere, è capostipite di una tribù illustre. Io porto il suo nome, e da lui sono stato cresciuto. Per questo non ho mai potuto permettermi di sbagliare. Continua a leggere