Conferenza SIAA 2020

Fare (in) Tempo. Cosa dicono gli antropologi sulle società dell’incertezza

Parma virtual conference SIAA 2020 – Società Italiana di Antropologia Applicata
dal 2 al 6 dicembre in streaming (bisogna iscriversi)

programma completo sul sito di SIAA
pagina FB di SIAA

Escapes 2017 call for presentations – panel 15

Quarta conferenza annuale di ESCAPES

Ripensare le migrazioni forzate
Teorie, prassi, linguaggi e rappresentazioni

Parma, 8 – 9 giugno 2017


Una paradossale vulnerabilità. Lo studio delle migrazioni forzate a partire da un dialogo fra antropologia e clinica

Proponenti: Andrea Pendezzini (Università di Torino), Francesca Morra (Oxford Brookes University); Discussant: Prof. Roberto Beneduce (Università di Torino)
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Riccardo Canitano

Riccardo Canitano è assistente sociale e antropologo.

Nel 2003 consegue la laurea in Servizio Sociale, nel 2015 in Scienze Antropologiche ed Etnologiche presso l’Università Bicocca di Milano con una tesi dal titolo: “Pratiche di accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo a Milano: studio antropologico in un contesto di emergenza“. Continua a leggere

Davide Biffi

Davide Biffi è laureato nel 2013 in Scienze Antropologiche ed Etnologiche presso l’Università Bicocca di Milano, con una tesi dal titolo: “ Emergenza profughi Nord Africa: etnografia del centro di accoglienza di Limbiate. Settembre 2011 – settembre 2012”. Laureato nel 2008 in Diritti dell’Uomo ed Etica della Cooperazione Internazionale presso l’Università di Bergamo e nel 2006 laureato in Scienze dell’Educazione presso la stessa Università. 

Dal 2013 collabora con Arci Monza e Brianza nel progetto SPRAR e nell’assistenza legale dei richiedenti asilo giunti nella Provincia di Monza e Brianza nell’ambito delle cosiddette “emergenze”. Dal 2011 al 2012 ha lavorato come educatore presso un centro di accoglienza per richiedenti asilo in provincia di Monza e Brianza. Dal 2006 lavora come educatore in vari servizi con persone svantaggiate e diversamente abili della provincia di Monza, Milano e Lecco. 

I suoi ambiti di studio e di ricerca sono le migrazioni forzate, in particolare i sistemi di accoglienza e controllo sociale tesi al governo del fenomeno migratorio. I suoi interessi riguardano l’analisi dei soggetti che lavorano nei centri di accoglienza ed assistenza, le prassi e le relazioni che gli operatori sociali creano quotidianamente nello svolgimento del loro lavoro.

Stefano Portelli

Stefano Portelli è antropologo culturale, laureato a Roma e membro di alcuni gruppi di ricerca legati all’Università di Barcellona, tra cui l’Osservatorio di antropologia del conflitto urbano e il Gruppo di ricerca su esclusione e controllo sociale, e fondatore del Gruppo di lavoro Perifèries Urbanes dell’Istituto Catalano di Antropologia. Continua a leggere

Francesca Declich

Francesca Declich è esperta di Corno d’Africa, Tanzania e Mozambico lavora come Professore Associato in etnologia e antropologia socio-culturale presso l’Università di Urbino.

Ha insegnato il corso di Genti Africane presso il dipartimento di Antropologia della Northwestern University e tra il 2011 e 2012 è stata Fulbright Senior Scholar presso la Stanford University. Lavora sui temi delle migrazioni forzate da quando lo scoppio della guerra civile del 1990 in Somalia ha portato alla diaspora un’ampia parte della popolazione somala. Ha seguito le popolazioni somale bantu durante il percorso di migrazione forzata tra Somalia, Kenya, Tanzania e Stati Uniti. Continua a leggere

Milena Belloni

Affiliata al Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Trento e Post-doc Fellow all’American Academy di Roma, Milena Belloni si occupa da tempo di migrazioni forzate dal Corno d’Africa. In particolare negli ultimi 5 anni ha condotto ricerche sul campo in Eritrea, Etiopia, Sudan e Italia, dove ha studiato le traiettorie e le aspirazioni di mobilità di giovani uomini e donne eritree. Continua a leggere

Barbara Sorgoni

Barbara Sorgoni è ricercatrice confermata al Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Bologna. I temi di ricerca sono:

Antropologia e colonialismo: storia dell’antropologia italiana durante il periodo coloniale; analisi antropologica della società coloniale nel Corno d’Africa; analisi dei discorsi accademici (giuridici ed antropologici), delle pratiche di relazione (inclusione, esclusione, segregazione) e delle relazioni intime (analisi di genere).

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Irene Peano

Irene Peano ha ricevuto un dottorato di ricerca in antropologia sociale presso l’Università di Cambridge (UK) nel 2011, per una tesi sulla tratta delle donne nigeriane.
La sua ricerca sul campo si è svolta tra Benin City, Nigeria, e Torino, sviluppando il tema della produzione di soggettività e della trasgressione in diversi contesti legati alla tratta.
È attualmente titolare di una Intra-European Marie Curie Fellowship con un progetto di ricerca sulle forme di resistenza al regime dei confini.

Heidrun Friese

Heidrun Friese è un’antropologa e professoressa di Comunicazione interculturale all’Università di Chemnitz in Germania. I suoi interessi di ricerca si concentrano sulla teoria politica e sociale, le identità (culturali), i confini e le pratiche transnazionali, l’accoglienza, la mobilità irregolare e l’antropologia digitale. Continua a leggere

Cristina Molfetta

E’ un’antropologa culturale che si è impegnata per quasi 15 anni nella Cooperazione Internazionale, in situazioni di conflitto e campi profughi, provando ogni volta a lavorare solo con le persone del posto (Ex – Jugoslavia, Centro America, Aree tribali al confine tra il Pakistane l’Afganistan, nel Darfour in Sudan e nel Kurdistan nel Nord Iraq) soggiornando in ogni posto 4/5 anni e non rinunciando a ritagliarsi anche uno spazio di ricerca e formazione costante.  Continua a leggere

Barbara Pinelli

Barbara Pinelli è ricercatrice a tempo determinato presso l’Università degli Studi di Roma Tre da febbraio 2020, già assegnista presso l’Università di Milano-Bicocca sui progetti “Genere e Assoggettamento: Uno studio antropologico sui rifugiati ai confini dell’Europa” e “Diaspore/ricollocamento: etnografia delle forme di subalternità e di resistenza nelle migrazioni transnazionali”. Continua a leggere