Rappresentare la città come forma di sovvertimento e diritto di parola. I migranti mappano l’Europa

#escapes2020 online – 26 giugno 2020
Il governo della migrazione e dell’asilo
Resistenza e azione in tempi di ambivalenza e incertezze

Stringa n. 2: Resistenze, pratiche e azioni


Rappresentare la città come forma di sovvertimento e diritto di parola. I migranti mappano l’Europa

Nausicaa Pezzoni, Politecnico di Milano, Centro Studi Assenza di Milano

Un fenomeno migratorio dalle proporzioni impensabili fino a pochi anni fa ha trovato in Europa una terra restìa ad accogliere l’altro da sé, incapace non solo di ospitare le popolazioni che premono alle sue frontiere, ma anche di vederne il possibile contributo nel più ampio orizzonte dell’ideazione e della progettualità. Adottando politiche difensive e riducendo la portata sovversiva di un evento strutturale della contemporaneità, che tuttora è relegato nella sfera dell’emergenza, l’Europa sta minando i fondamenti della sua stessa civiltà, di quell’abitabilità aperta e inclusiva su cui s’è formata.

In questo quadro, la ricerca che qui viene presentata propone di pensare al territorio europeo a partire da un segno: quello tracciato dai migranti nel rappresentare la città. Un segno che travalica i confini del linguaggio urbanistico sovvertendo i parametri con cui si descrivono e progettano gli spazi urbani.
Un gesto di “resistenza” nella misura in cui ribalta i rapporti di potere su cui si fondano le rappresentazioni attuali. Scrivere la città attraverso il segno dell’altro significa pensare allo spazio abitato tramite il gesto di chi per la prima volta lo attraversa e lo conosce. Significa dare in mano ai migranti la matita per capire qual è, oggi, la città che abitiamo.

Mappa di Milano disegnata da AKO (Togo) in Pezzoni 2020

Mappa di Milano (Ako, Togo)

Il progetto I migranti mappano l’Europa prende avvio nel 2010 con l’intento di scoprire quale sia l’immagine della città del primo approdo – quali i luoghi attraversati, quali le domande di spazio sottese – , a partire dall’osservazione di come le popolazioni migranti abitino in modo imprevedibile i luoghi del proprio transitare, con temporalità differenti a seconda dei percorsi di vita di ciascuno, e attivando nuove relazioni di senso con gli spazi abitati. Spazi e significati che non sono contenuti nelle descrizioni tecniche e che gli strumenti di governo del territorio ancora non contemplano.
Da queste considerazioni nasce l’idea di esplorare i territori abitati, ri-significati e trasformati dalla presenza straniera attraverso lo sguardo degli stessi migranti chiamati a dare espressione, tramite il disegno di una mappa, allo spazio vissuto e alla propria idea di città.

Dopo il primo esperimento condotto a Milano, prende forma l’ipotesi di riscrivere attraverso lo sguardo e il segno dell’altro tutte le città abitate dai migranti, al fine di costruire in modo incrementale una mappa europea del presente che porti alla luce il significato e le forme del primo approdo.

Mappa di Bologna disegnata da Mamadou (Senegal) in Pezzoni 2020

Mappa di Bologna (Idrissa, Senegal)

“Come fa un estraneo a costruire l’immagine di una città che gli è nuova?”1
Prendendo le mosse da un riferimento storico, L’immagine della città di Kevin Lynch (1960), l’indagine prova a cogliere, a mezzo secolo di distanza, la sollecitazione dello stesso Lynch a interrogare quello che appare oggi come un tema emergente nel progetto e nel governo del territorio: la relazione col paesaggio urbano da parte dei suoi nuovi abitanti. Attraverso cento mappe di Milano realizzate attualizzando il metodo d’indagine di Lynch e, in una seconda fase della ricerca, attraverso le mappe di altre città italiane ed europee realizzate con lo stesso metodo, questo lavoro si propone di scoprire una geografia diversa e più complessa rispetto a quella utilizzata nel progetto urbano, che sia capace di svelare i ‘paesaggi invisibili’ abitati dai migranti nel momento del loro approdo.

Dalle mappe raccolte emergono città che non conoscevamo. Luoghi che non compaiono sulla cartografia tecnica o che non erano mai stati osservati per il senso che assumono nella vita dei migranti: a Milano la piazza della stazione come luogo di incontro, o uno spiazzo anonimo che diviene moschea all’aperto nella festa di fine Ramadan. Forme inedite dell’abitare danno vita a riferimenti nuovi, spaesanti eppure potenzialmente accoglienti anche per l’abitante radicato che inizia a riconoscerne un altro possibile ruolo. Le mappe riportano elementi che si caricano di significati diversi a seconda di chi li osserva: il circuito del bus 90-91 raffigurato come il percorso più ricorrente nelle traiettorie dei migranti, ma anche come luogo da evitare da chi lo ritiene pericoloso proprio perché frequentato dalle popolazioni straniere. La piazza del Duomo, riferimento principale ma anche luogo inaccessibile da chi non può acquistare i biglietti del tram per raggiungere il centro provenendo dalle periferie dove sono situati la maggior parte dei dormitori. E così a Rovereto si scopre che la montagna è un luogo amato, ma irraggiungibile per chi non ha i documenti e non può allontanarsi dal campo profughi, o che il canale che attraversa la città è un luogo temuto perché l’acqua che vi scorre rimanda al ricordo del naufragio a cui i migranti intervistati erano sopravvissuti…
Le mappe dei migranti sono uno strumento di conoscenza e di mediazione attraverso cui la pianificazione del territorio può apprendere un nuovo linguaggio, facendo spazio a un vocabolario in cui inizia a esistere un’alterità che non era ancora stata rappresentata.

Mappa di Rovereto disegnata da Lamin (Gambia) in Pezzoni 2020

Mappa di Rovereto (TN) (Lamin, Mali)

 

Per queste ragioni l’esperimento narrato intercetta due questioni aperte in tema di governo della migrazione e dell’asilo. La prima riguarda l’esercizio di un’effettiva cittadinanza da parte di ogni abitante, e dunque solleva il tema dell’inclusività degli strumenti di programmazione. Si tratta infatti di costruire un piano di parità tra lo sguardo ‘esperto’ e quello spaesato, nel tentativo di superare la prerogativa del potere sull’altro che da sempre divide chi appartiene – a un territorio, a un diritto, a un sistema – da chi è escluso.
Osservare la città attraverso le mappe dei migranti significa ascoltarne il punto di vista senza restringerlo alla dimensione autobiografica a cui spesso la loro voce è ricondotta. Recepire la parola dell’altro non limitandola a una valenza testimoniale, che rischia di trasformarsi di nuovo in assoggettamento, significa proporre con la matita uno strumento di autonomia con cui tracciare un proprio racconto di una realtà ancora da scoprire. Dal punto di vista del progetto urbano, significa chiedere a chi approda di segnalare le problematiche dell’abitare la città e, potenzialmente, di definirne le prospettive di sviluppo: la mappa è un dispositivo progettuale che incide nel disegno al futuro del territorio.

Una parola, un disegno che possono contribuire a un dibattito mirato a scardinare la condizione segregata che accomuna tutti i migranti, sia essa residenziale, intellettuale, professionale, scolastica, poiché ne sovverte i presupposti di marginalizzazione.
La seconda questione si riferisce alla recente esperienza di spaesamento che l’umanità intera ha sperimentato. Il vuoto imposto dal lockdown della primavera 2020 ha mutato profondamente l’immagine delle città. E noi, circondati dalla distanza, ci siamo affacciati su un paesaggio sconosciuto come su una terra di primo approdo. In un momento in cui siamo chiamati a dare forma a una società che chiede di essere ripensata dopo il periodo dell’emergenza sanitaria, il pensare la città dal punto di vista di chi la osservi per la prima volta potrà indicarci una strada oggi forse più praticabile, nell’ipotesi di riformulare il lessico – spaziale e civile – con cui tracciare la geografia d’un nuovo abitare.

Le immagini sono tratte dal libro
N. Pezzoni, “La città sradicata. L’idea di città attraverso lo sguardo e il segno dell’altro”, O barra O edizioni, Milano, in uscita a settembre 2020.

Note:
1. K. Lynch, 1960, L’immagine della città, MIT Press, pp. 157-158.

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Per citare questo articolo:
Pezzoni, Nausicaa. “Rappresentare la città come forma di sovvertimento e diritto di parola. I migranti mappano l’Europa”, in Escapes – Laboratorio di studi critici sulle migrazioni forzate VI Conferenza nazionale – edizione on line 26 giugno 2020, http://www.escapes.unimi.it/escapes/i-migranti-mappano-leuropa/, consultato il GG/MM/AAAA

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