Gli hotspot nella transizione Covid19

#escapes2020 online – 26 giugno 2020
Il governo della migrazione e dell’asilo
Resistenza e azione in tempi di ambivalenza e incertezze

Stringa n. 3: Guardare alle “zone d’ombra”


Libertà differenziate: tre punti di vista per riflettere sul confinamento dei migranti nella transizione Covid-19 / 3

Gli hotspot nella transizione Covid19

Carlo Caprioglio, Dipartimento di Giurisprudenza, Università di Roma Tre, Francesco Ferri, Lucia Gennari

In concomitanza con la diffusione dell’epidemia Covid19, le procedure applicate dopo lo sbarco delle e dei migranti sono state ristrutturate lungo due differenti direttrici. In primo luogo, il funzionamento degli hotspot è cambiato in direzione di un’intensificazione dell’attitudine detentiva che, fin dal suo debutto, è uno dei punti focali intorno al quale è organizzato il dispositivo. L’hotspot di Lampedusa è rappresentativo delle tensioni che caratterizzano anche altre strutture. In ragione delle ordinanze sindacali1, non solo è stato disposto «il divieto assoluto di fuoriuscita dei migranti dall’hotspot» ma la durata di tale contenimento finalizzato alla quarantena di volta in volta ricomincia a ogni nuovo ingresso. Con riferimento a questa prassi, le parole del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute sono particolarmente significative: «sembrerebbe che l’arrivo di nuove persone nella struttura determini la ripartenza del periodo di quarantena per tutti, anche di coloro che vi erano già presenti. Ovviamente questo processo endless è lontano dall’essere accettabile2».

Gli hotspot, finalizzati all’identificazione dei cittadini e delle cittadine di origine straniera e con un’organizzazione promiscua (e complessivamente carente) degli spazi, non sono idonei per permanenze prolungate. In aggiunta, non è superfluo ricordare che neanche nell’ambito del funzionamento ordinario degli hotspot possono essere configurate forme di trattenimento generalizzato. Le fattispecie di trattenimento attivabili all’interno degli hotspot riguardano profili specifici: il trattenimento dei richiedenti asilo per un periodo massimo di 30 giorni al fine di determinarne o verificarne identità e cittadinanza o il trattenimento in quanto luoghi idonei delle e dei migranti destinatari dei provvedimenti di espulsione, nelle circostanze stabilite dalla legge.

Il trattenimento generalizzato, estraneo alle fattispecie identificate dal legislatore, è, per altro, applicato in maniera diffusa come misura funzionale al fotosegnalamento anche nei periodi ordinari. L’attuazione di prassi finalizzate al contenimento per le misure di quarantena si aggiunge alle eterogenee prassi arbitrariamente detentive che hanno scandito il funzionamento degli hotspot fin dal loro debutto.

In una fase successiva, si è strutturata un’ulteriore prassi, estremamente densa dal punto di vista materiale e simbolico.Le e i migranti salvati dalle navi Aita Mari e Alan Kurdi sono stati trasferiti sul traghetto Rubattino e lì confinati per molti giorni nei pressi delle coste palermitane, in una condizione di privazione della libertà personale. L’uso di imbarcazioni per il confinamento dei e delle migranti, giustificato dalla necessità di espletare il periodo di quarantena, si è configurato da aprile in poi, tanto da diventare, nel momento in cui si scrive, una delle modalità con le quali le autorità gestiscono gli approdi. Tale prassi di fatto ritarda l’approdo nel place of safety, in violazione del principio di immediatezza sancito dal diritto internazionale.

Per quanto riguarda l’idoneità strutturale delle navi di linea per l’espletamento dei periodi di quarantena, dal punto di vista della qualità degli alloggi, dei servizi offerti e della presa in carico dei e delle migranti che hanno specifiche necessità di assistenza psicofisica, tale soluzione non appare affatto adeguata. L’utilizzo di queste navi, peraltro, è stata caratterizzata da momenti di assoluta drammaticità. Bilal Ben Messaud, tunisino ventottenne si è lanciato in mare, perdendo la vita, dal traghetto Moby Zazà, sul quale era stato confinato insieme ad altre 120 persone dopo l’approdo a Lampedusa. Senza evidentemente voler fornire interpretazioni unidirezionali all’episodio, la permanenza in mare e in regime di contenimento anche dopo l’approdo rappresenta una prassi problematica dal punto di vista giuridico e che contribuisce a determinare un contesto di incertezza giuridica, sociale e esistenziale in capo alle e ai migranti.

L’introduzione del confinamento in nave, peraltro, non ha configurato la fine delle prassi di utilizzo degli hotspot come strutture detentive finalizzate all’espletamento delle misure di quarantena. Allo stato attuale, entrambe le prassi vengono alternativamente applicate, di volta in volta, in ragione del numero degli arrivi, delle necessità logistiche, del sovraffollamento degli hotspot.

In questo contesto, non sembra inverosimile che si verifichi una tendenza alla normalizzazione delle misure emergenziali predisposte nella gestione degli hotspot. L’emergenza in corso sembra, infatti, giustificare discorsivamente l’utilizzo di pratiche restrittive della libertà personale. Il sistema hotspot, peraltro, nasce proprio nel contesto di un’altra emergenza, la c.d. crisi dei rifugiati del 2015. L’evoluzione della scarna normativa sugli hotspot – segnata dall’emanazione del decreto legge 113/2018 (il cd. primo decreto Salvini) – ha enfatizzato la dimensione detentiva di queste strutture, formalizzando, in maniera incoerente e disambigua, le prassi prima applicate informalmente.

La detenzione appare, dal punto di vista delle autorità, la misura più efficace per lo svolgimento delle diverse funzioni istituzionali degli hotspot: il fotosegnalamento e la distinzione tra richiedenti asilo e migranti c.d. “economici”; le procedure accelerate di frontiera; l’esecuzione dei rimpatri; e, più di recente, il ricollocamento in altri stati europei. Una serie di attività rispetto alle quali la disponibilità fisica delle persone – attuata al di là delle previsioni normativa, che non consente trattenimenti generalizzati – appare decisiva per la loro buona riuscita.

Con queste lenti non desta sorpresa che, nell’ambito della contingenza che attraversiamo, le operazioni post sbarco siano state ristrutturate in direzione di un’ulteriore intensificazione della detenzione, questa volta finalizzata (anche) all’espletamento delle misure di quarantena. Le due prassi attualmente in corso – il contenimento delle persone negli hotspot e l’utilizzo delle cd. navi quarantena – segnano una nuova tappa nell’evoluzione, sotto la scure della prassi, dell’approccio hotspot .

Le procedure attualmente applicate acquisteranno i tratti di stabilità anche oltre l’emergenza in corso? Se da un lato le misure di quarantena sono evidentemente legate all’epidemia Covid19, esse hanno l’effetto indiretto di confermare l’attitudine detentiva degli hotspot, con potenziali effetti anche per il futuro di tali strutture. L’idea che le autorità preposte possano disporre della libertà personale al di là della normativa vigente è rinnovata dalle prassi applicate negli ultimi mesi. Per quanto riguarda, invece, l’utilizzo di imbarcazioni per il contenimento post sbarco delle cittadine e dei cittadini di origine straniera, non è improbabile che per un periodo non breve tali prassi possa consolidarsi. Il contenimento dei migranti sulle navi definisce simbolicamente e materialmente la loro separazione dalla terraferma e configura l’immaginario del limbo, che potrebbe non essere dismesso in tempi rapidi.

Note:
1. https://www.comuneweb.it/egov/Lampedusa/ammTrasparente/Provvedimenti/Provvedimenti_organi_indirizzo_politico/dettaglio.20352.2020.html
https://www.comuneweb.it/egov/Lampedusa/ammTrasparente/Provvedimenti/Provvedimenti_organi_indirizzo_politico/dettaglio.20407.2020.html
https://www.comuneweb.it/egov/Lampedusa/ammTrasparente/Provvedimenti/Provvedimenti_organi_indirizzo_politico/dettaglio.20418.2020.html
https://www.comuneweb.it/egov/Lampedusa/ammTrasparente/Provvedimenti/Provvedimenti_organi_indirizzo_politico/dettaglio.20442.2020.html.

2. http://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/gnpl/resources/cms/documents/94c8daf6bd96b8f5b92ce7a68505027f.pdf.

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Per citare questo articolo:
Caprioglio, Carlo, Ferri, Francesco, Gennari, Lucia. “Libertà differenziate: tre punti di vista per riflettere sul confinamento dei migranti nella transizione Covid-19. Gli hotspot nella transizione Covid19”, in Escapes – Laboratorio di studi critici sulle migrazioni forzate VI Conferenza nazionale – edizione on line 26 giugno 2020, http://www.escapes.unimi.it/escapes/gli-hotspot-nella-transizione-covid19/, consultato il GG/MM/AAAA

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