#escapes2018 – Cfp sezione 2

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RAGION DI STATO, RAGIONI UMANITARIE
Genealogie e prospettive del sistema d’asilo
Milano, Università degli Studi, 28 e 29 Giugno 2018

Call for papers sezione tematica 2

Genere, generazioni, diritti

Coordinamento: Luca Ciabarri, Barbara Pinelli
luca.ciabarri@unimi.it, barbara.pinelli@unimib.it

Giovani maschi, palestrati, indolenti: è facile vederli con telefonino in mano e ben vestiti. I profughi fuggiti dalla guerra!
È questo uno dei ritornelli più frequenti della propaganda dai toni spesso razzisti usata in questi anni per giustificare logiche di esclusione dei rifugiati e chiusura dei flussi via mare. Usando figure dell’eccesso (troppi arrivi, numeri da invasione), rievocando diversità culturali incommensurabili o profonde differenze morali (prostituzione, predisposizioni culturali all’illecito, contagio, devianza), tale discorso pubblico ha conquistato egemonia e generato una profonda delegittimazione dell’istituto stesso dell’asilo.

Quest’immagine dei giovani migranti non si traduce tuttavia in una reale analisi delle esperienze vissute dai soggetti, e men che meno si interroga su temi rilevanti come la questione giovanile, i processi formativi e i rapporti generazionali che questi movimenti migratori veicolano e sviluppano.
Rispetto alle giovani donne poi, la formula razzismo/sessismo si presenta nel discorso pubblico – e di concerto nell’intervento umanitario – oscillando fra la disponibilità a riconoscere la vittima e la negazione delle donne come soggettività storiche e politiche. Una forte invisibilità, infine, avvolge coloro che chiedono asilo per motivi di persecuzione legati a genere, violenza di genere e orientamento sessuale.

Questa sezione tematica si concentra sull’intersezione fra genere, generazioni e diritti come prospettiva capace di interrogare le migrazioni in termini di orizzonti di scelta, biografie della mobilità, senso del futuro, significati individuali o collettivi dati agli itinerari di mobilità dal punto di vista di chi entra nel percorso di asilo o ne rimane escluso.
È probabile per esempio che i giovani migranti scrivano una sceneggiatura di auto-formazione e di costruzione della mascolinità distante dallo stereotipo cui sono esposti, o che, seppur con espedienti e poche risorse, organizzino spazi di rivendicazione; che le donne, seppur ridotte a figure di dipendenza, da salvare o emancipare, ingaggino una partita nella sfera pubblica o istituzionale contraddicendo gli immaginari su esse costruiti, o rimettendo in discussione concetti quali dipendenza, vittima, vulnerabilità.

Il tema delle generazioni indica qui pertanto non solo gruppi di persone della medesima classe di età – tema del tutto centrale se pensato in termini di soggetto collettivo e di reti di relazione coinvolte nel processo migratorio – ma
1) come un concetto analitico e una realtà empirica per misurare gli effetti di lunga durata della violenza e della sofferenza inflitta a gruppi generazionali nelle traiettorie di disconoscimento e abbandono istituzionale, nei processi di sfruttamento/scambio lavorativo e sessuale, nei circuiti di relazioni distribuiti tra paesi di origine, transito e approdo;
2) un angolo da cui osservare le migrazioni dal punto di vista di soggettività collettive che si pongono sulla scena politica e sociale rivendicando una posizione nella storia e forme di accesso e integrazione sociale.

Generazioni si collega al genere quale prospettiva che ha costantemente compiuto lo sforzo di collocare gruppi sociali e persone – a più livelli discriminati e resi subalterni – nella storia. In una delle sue accezioni più alte, il genere indaga la costruzione delle gerarchie sociali sulle differenze. Tale prospettiva guarda agli effetti che l’agire combinato di assi discriminanti quali genere, sesso, razza, cultura, classe, età, e altre variabili di appartenenza/differenza hanno sulle vite delle persone che ne sono investite.

Nell’indagare questi spazi di azione, l’attenzione si rivolge al tema dei diritti come spazio, per i rifugiati, di confronto, rivendicazione, consapevolezza e rappresentazione delle proprie vicende burocratiche e delle richieste di riconoscimento. Si intende tematizzare da un lato le possibilità di trasformare le proprie esperienze nella mobilità (la Libia ma non solo) in istanze giuridiche (violenze, privazioni, sfruttamenti) e dall’altro le politiche aperte e implicite di disconoscimento di tali esperienze.
Ulteriore spazio di riflessione riguarda l’intersezione tra diritto e stereotipi: essa risulta utile per lavorare su temi quali:
1) Genere, razza, cultura, età, classe: in che modo tali prospettive si declinano nell’intervento operativo e come forme stereotipate di genere, razza e origine guidano l’intervento umanitario e securitario?
2) Come tali stereotipi costruiscono classi di soggetti essenzializzati (Quali per esempio le donne nigeriane)?
3) Come le istituzioni usano queste combinazioni per stabilire i limiti del diritto e del riconoscimento? Quali spazi di narrazione hanno le persone che chiedono asilo per persecuzioni legate al genere e all’orientamento sessuale? (Per esempio: nel riconoscimento della violenza sulle donne come violenza privata e non come elemento di persecuzione o crimine di guerra; nel disconoscimento della violenza sui giovani richiedenti; e come l’orientamento sessuale o l’omosessualità sono usate per riconoscere o negare diritti?).

Questa sezione è organizzata in seminari, panel e discussioni. Intende raccogliere contributi sui temi presentati, ed è rivolto a scienziati sociali, giuristi, attivisti, rifugiati, operatori e documentaristi/fotografi che sviluppino riflessioni in forme narrative documentariste o visuali.

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