Escapes 2017 – Programma workshop 4


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Venerdì 9 giugno 2017 ore 16.15 – 17.45
Polo didattico dell’Università di Parma, Strada Pietro Del Prato, 5

Workshop in collaborazione con Rosa Luxemburg Stiftung

4. Violenza istituzionale quotidiana. Categorizzare, separare, infantilizzare…:
come leggere dispositivi di assoggettamento e la resistenza in atto


Lancio in plenaria: Vincenza Pellegrino (Università di Parma)
Facilitatore: Giulia Borri (Escapes)

Aula G

Il workshop si pone l’obbiettivo di leggere i contesti istituzionali impegnati nella gestione delle migrazioni forzate con particolare attenzione alle interazioni quotidiane che vi si producono, nell’ottica di un’analisi micropolitica che aiuti a cogliere e ridefinire le modalità attraverso cui si reiterano dimensioni di assoggettamento. Tali dimensioni sono da intendersi come “piegature” a categorie definitorie opache, che comportano la riduzione della complessità incarnata dal soggetto, attribuzioni identitarie svilenti, collocazioni fisiche segreganti, proposte di lavoro “disattivanti” e così via, ma anche effettive dimensioni discriminatorie, intese come applicazioni differenziali delle norme.

A partire da numerose osservazioni in atto, confermate anche dagli interventi proposti per Escapes 2017, pare delinearsi in generale un sistema di gestione dell’arrivo e dell’accoglienza, anche di lungo termine, che riproduce uno sguardo in qualche modo “razzializzante” centrato sulla separazione, non solo dal resto della popolazione autoctona, ma anche in sottogruppi interni (tra migranti di diversi “tipi”, “davvero” e “non proprio” degni di asilo, buoni e cattivi, vicini e lontani alla “cultura autoctona” e così via). Ci interessa quindi una lettura di come le istituzioni quotidiane – attraverso la “declinazione organizzativa” delle norme che ne illustra l’intenzionalità politica – nutrano la (ri)categorizzazione dei gruppi sociali e la contrapposizione tra essi.

Molti aspetti possono essere approfonditi nel workshop.

Il diverso iter di trattamento per provenienza, ma anche in modi più sottili la ricategorizzazione sempre più “specialistica” e quindi più frammentaria anche all’interno di gruppi provenienti da stessi paesi\circostanze (per esempio tra chi ha appena meno e appena più di 18 anni), mostra tutto l’interesse di un’analisi critica dei processi di categorizzazione, assunti escludendo il punto di vista di chi viene accolto e che diventano spesso fonte di diverse forme di discriminazione.

L’organizzazione dell’accoglienza in modalità di separatezza (in luoghi separati che prendono il nome di “comunità”, “centri”, “case”, “alberghi” specializzati…), l’allontanamento dallo sguardo dei cittadini, in periferie e dietro cancelli, tanto nei sistemi dell’accoglienza d’urgenza quanto in quelli ordinari, la creazione di un numero sempre più importante di spazi “separanti”, allestiti appositamente per reintrodurre l’idea di “legittima” (istituzionale) separatezza che si sperava di avere gradualmente disattivato nella seconda parte del ‘900 ed invece oggi riemergente, sino alla ricreazione di contesti propriamente “concentrazionari” per come la letteratura del secolo scorso li aveva definiti.
Le attese infinite, le giornate svuotate, prive di attivazione e di confronto, che sono la polarità opposta di attività lavorative mortificanti e vicine ad uno sfruttamento poco problematizzato.

L’assunzione di modalità spesso esplicitamente “rieducative” (igienizzazione dei comportamenti, dalla gestione del corpo, del cibo, alla genitorialità…), che escludono velocemente la mediazione (non solo intesa in senso interculturale, come confronto tra storie e sistemi valoriali che possono differire, ma anche in senso più generalmente sociale, come mancanza di inclusione di “altri significativi” per il soggetto che si vuole accogliere) e ingenerano infantilizzazione, svilimento, indebolimento delle persone, così come “camuffamenti” da parte dei soggetti e forme di ambivalenza nell’accettazione dei percorsi istituzionali.
Queste e altre contraddizioni presenti nelle istituzioni che si occupano dell’accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati sono al centro di questo workshop, non solo perché con l’osservazione della operatività si svelano gli impliciti politici delle norme e i loro esiti, ma anche e soprattutto perché spesso queste interazioni avvengono in maniera indiscussa e poco consapevole.

Parlarne è l’occasione per cercare di assumere collettivamente uno sguardo critico sugli spazi dell’accoglienza, cercare forme di resistenza e vie di fuga a queste dimensioni di violenza quotidianamente reiterata, tanto da parte dei migranti che degli operatori.

Avviatori:

  • Michele Rossi (CIAC onlus, Università di Parma)
  • Giovanni Monteduro (Università del Salento)

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