Escapes 2017 call for presentations – panel 7

Quarta conferenza annuale di ESCAPES

Ripensare le migrazioni forzate
Teorie, prassi, linguaggi e rappresentazioni

Parma, 8 – 9 giugno 2017


Counter-mapping migration spaces

Proponenti: Martina Tazzioli (Swansea University), Elena Fontanari (Università di Milano)

Versione italiana

Migration policies and practices of border enforcement do not only generate effects of mobility containment, they also produce spaces of control, put into place differential channels for regulating and dividing migrants’ mobilities, and build spatial chokepoints – like the hotspots – where migrants are identified and subjected to exclusionary partitions. At the same time, migrants, through their movements and everyday struggles, open up, in some occasions together with activist networks, autonomous spaces of refuge and transit. These spaces are usually ephemeral, as they are often evicted or because of the changes occurring in the social and economic context, and their visibility is directly dependent on states political strategies. Moreover, these spaces are not marked on official maps, as they do not necessarily correspond to national frontiers and can be internal border-zones inside the European space, or being located outside Europe’s geopolitical map. By focusing on what we call “spaces of migration” that stem from measures of containment and techniques of control, and from migration movements, we question the geopolitical map of Europe in the light of the multiplication of these border-zones, not narrowed to detention sites.

How could we take stock of the existence of these spaces of struggle, containment and transit that are invisible on the geopolitical map? How to keep memory of spaces of migration that do no longer exist but that have contributed to shape the European space?

The “Jungle” camp of Calais, LaChapelle in Paris, the protest camp of Oranienplatz in Berlin, are some examples of such spaces of struggles opened up by migrants at the core of the European spaces. The central train station in Milan, as well as the temporary protest camps in Ventimiglia and Idomeni, are other examples of transit places through which the multi-directional and fragmented trajectories of migrants towards and across Europe have been developed.

This panel aims to bring together researchers, activists and cartographers for engaging with counter-mapping approaches to the representation of the European space and of its (internal and external) borders. While counter-mapping comes from the field of radical geography and it is mainly conceived as a cartographic practice, here we want to broad the meaning and the practice of counter-mapping to non-cartographic perspectives: that is, analyses that disrupt the existing representations of (the borders) of Europe, accounting for the spaces of struggle, containment and transit that are the result of practices of migration and, together, measures of border enforcement.

We welcome contributions that investigate and deal with:

  • how to keep memory of these spaces that have been visible and have been the effect of border enforcement policies but that then had been evicted, or “disappeared”;
  • which image of Europe emerges by producing an archive of these spaces of transit, containment, and refuge, as result of politics of border enforcement and of migration movements;
  • the notion of “externalization” – providing a critique of it, in order to challenge the Eurocentric perspective that this notion conveys – and opposition external/internal borders of Europe;
  • critical account of the notion of “transit” from the point of view of ethnographies of border-zones, where migrants remain stranded;
  • “secondary movements” in Europe, questioning the way in which they are discursively narrated and represented by the European Union;
  • alternative cartographies of Europe that build on the past and present spaces of migration.

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Cartografia critica sugli spazi di migrazione

Proponenti: Martina Tazzioli (Swansea University), Elena Fontanari (Università di Milano)

La messa in atto di politiche e pratiche di frontiera non genera soltanto degli spazi di controllo, ma produce anche dei canali differenziali per la regolazione e divisione delle mobilità migranti, costruendo così degli spazi di decelerazione e interruzione della mobilità – come ad esempio gli hotspots – dove i migranti vengono identificati e sono soggetti a una divisione escludente. Allo stesso tempo i migranti attraverso i loro movimenti e le loro lotte quotidiane, aprono spazi autonomi di transito e rifugio, anche grazie alla collaborazione con i network di attivisti europei. Questi spazi sono generalmente effimeri, in quanto vengono spesso sgomberati dalle forze di polizia oppure spariscono a seguito dei continui cambiamenti socio-economici del contesto in cui si sviluppano. Così la loro visibilità è direttamente dipendente dallo stato delle strategie politiche messe in atto di volta in volta. Inoltre questi spazi non si trovano segnati nelle mappe ufficiali, non corrispondendo essi necessariamente alle frontiere nazionali ma essendo invece spesso zone di confine interne allo spazio europeo, o poiché sono collocati al di fuori dalla mappa geografica dell’Europa. Focalizzandoci su ciò che chiamiamo “spazi di migrazione”, che derivano da misure di contenimento a tecniche di controllo, fino a forme di mobilità migrante, vogliamo mettere in discussione la mappa geopolitica dell’Europa alla luce della moltiplicazione di queste zone di confine, che non si possono ridurre unicamente ai luoghi di detenzione.

Come possiamo rendere conto dell’esistenza di questi spazi di lotta, contenimento e transito che sono invisibili nella mappa geografica? Come possiamo costruire una memoria di questi spazi di migrazione che non esistono più, ma i quali hanno contribuito alla creazione e produzione dello spazio europeo?

La “Giungla” di Calais, LaChapelle a Parigi, il campo di protesta a Oranienplatz a Berlino, sono solo alcuni esempi di questi spazi di lotta aperti dai migranti nel cuore dello spazio europeo. La stazione Centrale a Milano, così come i campi di protesta temporanei a Ventimiglia e Idomeni, sono altri esempi di luoghi di transito attraverso cui le traiettorie multi-direzionali e frammentate dei migranti (attra)verso l’Europa si sono sviluppate.

Questo panel vuole mettere insieme ricercator*, attivist* e cartograf* con l’obbiettivo di sperimentare un approccio di counter-mapping (cartografia critica) per rappresentare lo spazio europeo e i suoi confini interni ed esterni. Derivando l’approccio del counter-mapping dal campo della geografia radicale ed essendo in gran parte concepito come una pratica cartografica, vorremmo attraverso questo panel ampliarne il significato e lo spazio d’azione a prospettive non-cartografiche: ovvero, analisi che decostruiscono le rappresentazioni esistenti dell’Europa e dei suoi confini tenendo in considerazione gli spazi di lotta, contenimento e transito che sono il risultato allo stesso tempo di pratiche quotidiane dei migranti e di misure di rafforzamento dei confini.

In questo panel accettiamo contributi che ricercano e affrontano:

  • come raccogliere la memoria di tali spazi che sono stati temporaneamente visibili, essendo essi prodotti dalle politiche di rafforzamento dei confini, ma che sono stati sgomberati o sono “scomparsi”.
  • quale immagine di Europa emerge dalla produzione di un archivio di tali spazi di transito, contenimento e rifugio, come risultato delle politiche di rafforzamento dei confini, da un lato, e dei movimenti dei migranti, dall’altro.
  • la nozione di “esternalizzazione” – attraverso una prospettiva critica che abbia l’obbiettivo di mettere in crisi la prospettiva eurocentrica di questa nozione –, e la nozione dell’opposizione di confini esterni/interni europei.
  • la nozione di “transito” attraverso una prospettiva critica, prendendo il punto di vista delle ricerche etnografiche nelle zone di confine dove i migranti si trovano bloccati.
  • i “movimenti secondari” in Europa, analizzando le modalità con cui questi vengono narrati e descritti nei discorsi prodotti dall’Unione Europea.
  • cartografie alternative dell’Europa che si costruiscono sugli spazi migranti presenti e passati.

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