Escapes 2017 call for presentations – panel 23

Quarta conferenza annuale di ESCAPES

Ripensare le migrazioni forzate
Teorie, prassi, linguaggi e rappresentazioni

Parma, 8 – 9 giugno 2017


Leggere le interconnessioni. Nuove guerre, violenza politica, migrazioni forzate

Proponente: Marco Deriu (sociologo, Università degli studi di Parma)

Nell’ultimi decenni l’Europa si trova a fare i conti con importanti flussi di profughi e rifugiati provenienti da vari paesi del mondo. Fra questi ultimi possiamo citare: Nigeria, Gambia, Pakistan, Bangladesh, Afghanistan, Somalia, Iraq, Siria, Sudan, Eritrea. Non è certo un caso se questi paesi sono attualmente tra i contesti più segnati da guerre, conflitti e violenza politica. In alcuni casi si tratta di vere e proprie guerre civili (Siria, Sudan), in altri di conflitti interni o transfrontalieri che coinvolgono gruppi di ribelli armati, movimenti terroristici ciascuno con i propri obiettivi politici (Afghanistan, Nigeria, Iraq), scontri politici a sfondo etnico o religioso (Sudan del Sud, Pakistan), in altri ancora abbiamo regimi autoritari o dittatoriali che conducono una repressione violenta delle opposizioni o delle proteste politiche (Gambia, Bangladesh), o quelli che vengono definiti “Stati falliti” (Somalia). Ma molti di questi paesi in realtà presentano una combinazione più o meno articolata di queste situazioni influenzate certamente anche da altre componenti (cambiamenti climatici, crisi economiche, disuguaglianze sociali ecc…). Ad ogni modo il risultato è di creare importanti e relativamente costanti movimenti di persone in fuga da queste molteplici minacce.

Nei paesi di accoglienza è in atto un confronto molto animato – che coinvolge governi, istituzioni europee, organizzazioni della società civile, istituzioni religiose – sulle politiche da attuare nei confronti dei flussi di migranti forzati e su come bilanciare accoglienza e solidarietà, rispetto dei diritti e della legalità, sicurezza e consenso sociale.

In questo dibattito tuttavia, la questione delle radici di queste crisi, la loro comprensione, il riconoscimento del ruolo e delle responsabilità dirette o indirette da parte dei paesi europei e delle istituzioni internazionali, restano regolarmente sullo sfondo o vengono trattati come questioni separate.

Le figure che si muovono in questo scenario globale, che assumono a seconda dei casi l’immagine dei piromani, dei pompieri, delle guardie o degli infermieri, non sembrano molto interessate a riconoscere ed evidenziare le interdipendenze politiche, sociali, economiche ed ecologiche che legano quello che avviene in paesi lontani o nella dimensione internazionale e quello che accade in uno spazio nazionale o di prossimità. Il risultato è una netta perdita nella capacità di leggere, interpretare e governare o almeno indirizzare questi fenomeni globali.

Questo panel propone dunque uno spazio dedicato alla identificazione o lettura delle “interconnessioni” e “interdipendenze” che permettano di approfondire il confronto su aspetti
quali:

  • la trasformazione delle guerre e dei conflitti nelle loro dimensioni economiche, ecologiche, politiche e sociali e i fenomeni di oppressione ed espulsione delle minoranze (politiche, religiose, etniche);
  • le responsabilità dei governi negli scenari globali che definiscono assieme politiche di intervento militare, politico o economico in aree calde, creazione di forme di risentimento antioccidentale, nascita di movimenti di ribellione, emergere di flussi di migranti forzati;
  • limiti e paradossi del nazionalismo metodologico nella lettura e nel governo dei fenomeni globali, come quello legato alla gestione della sicurezza o dell’accoglienza di fronte a fenomeni come il cambiamento climatico, il terrorismo, le migrazioni forzate;
  • intrecci tra dimensioni politiche, militari, di cooperazione e aiuti umanitari nelle zone di crisi;
  • necessità di bilanciare la logica della solidarietà locale con la promozione di una politica estera e internazionale responsabile;
  • possibili effetti perversi delle politiche umanitarie e di solidarietà (sia all’estero che in loco), quando sono prive di un’adeguata analisi dei contesti e delle dinamiche politiche.

Verranno preferite le proposte di paper focalizzati sull’analisi delle connessioni, piuttosto che di singoli casi, o comunque analisi di casi votati a illuminare le possibili dinamiche o interdipendenze più generali.

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