Escapes 2017 call for presentations – panel 21

Quarta conferenza annuale di ESCAPES

Ripensare le migrazioni forzate
Teorie, prassi, linguaggi e rappresentazioni

Parma, 8 – 9 giugno 2017


Teorie e prassi psicosociali nei percorsi di integrazione dei migranti forzati

Proponenti: Tiziana Mancini (psicologa sociale, Dipartimento di studi Umanistici, Sociali e delle Imprese Culturali, Università di Parma, Professore Associato di Psicologia Sociale), Michele Rossi (Dipartimento di studi Umanistici, Sociali e delle Imprese Culturali, Università di Parma; Ciac Onlus, Parma)

L’integrazione dei migranti forzati nel contesto ospitante costituisce una delle principali sfide su cui si gioca il futuro assetto della nostra società. E’ da questo presupposto che il panel intende partire al fine di avviare una riflessione teorica, empirica e applicativa che si interroghi su come la ricerca empirica e le esperienze applicative possano contribuire a favorire esperienze positive di integrazione sociale e culturale di coloro che richiedono forme di protezione e asilo.

Il punto di vista privilegiato nel panel guarda ad un’analisi dei percorsi di integrazione dei migranti forzati che tenga conto delle dimensioni e dei processi psicosociali implicati. Il rimando teorico principale è agli studi sull’acculturazione ed in particolare al modello bidimensionale elaborato da Berry (1998). In tale prospettiva, l’acculturazione è definita come l’esito del processo di cambiamento –a livello comportamentale, affettivo e cognitivo– determinato dal contatto tra due o più gruppi culturali e caratterizzato dalla combinazione di due distinte possibilità: quella del mantenimento della cultura d’origine e quella del contatto con la cultura ospitante.
Mantenere la propria cultura di origine senza entrare in contatto con la cultura ospitante comporta, secondo questo modello, un esito acculturativo caratterizzato da separazione; al contrario entrare in contatto con la cultura ospitante senza mantenere la cultura di origine definisce una modalità di assimilazione. E’ invece marginale il migrante che in qualche misura rinuncia ad entrambi i riferimenti culturali, mentre al contrario è definito integrato colui/colei che riesce a mantenere viva la cultura ospitante,senza al tempo stesso rinunciare ad entrare in contatto con quella ospitante. E’ quest’ultima modalità quella in grado di garantire il migliore adattamento socio-culturale e benessere psicologico dei migranti in generale e di quelli forzati in particolare (Berry, 2005).

La molteplicità e complessità delle dimensioni e dei processi psicosociali che caratterizzano oggi la migrazione forzata pone questo paradigma di fronte a nuovi elementi che richiedono di essere integrati. Si evidenzia, infatti, da un lato la necessità di considerare le problematiche specifiche incontrate dai migranti nelle diverse fasi diacroniche della loro migrazione (pre-migrazione, migrazione, post-migrazione), dall’altro l’esigenza di estendere le dimensioni culturali che strutturano gli esiti acculturativi oltre i classici riferimenti alla cultura di origine e a quella del paese ospitante, per includere quelli che si articolano attraverso le diverse tappe della migrazione e attraverso il ruolo oggi giocato dalle comunità virtuali (Rossi & Mancini, 2016).

Partendo quindi da una prospettiva psicosociale, il panel intende focalizzarsi sui processi di integrazione dei migranti forzati (richiedenti asilo e rifugiati) nelle società di approdo, analizzandoli sia dal punto di vista della ricerca empirica, sia dal punto di vista delle prassi implementate da servizi o associazioni dedicate. Si accettano contributi scientifici o esperienze pratiche che partendo dal presupposto che l’integrazione dei migranti forzati nei contesti di accoglienza non può non tener conto di come nelle diverse fasi della migrazione le diverse culture e comunità (di origine, di transito, di accoglienza) entrano in contatto tra di loro (modelli sull’acculturazione), abbiano:
a) analizzato dal punto di vista empirico il ruolo che tali contatti hanno sulle strategie di integrazione dei rifugiati;
b) cercato di implementare programmi/progetti volti a favorire nei rifugiati un’integrazione di tipo bi-culturale.

La presentazione dei contributi avverrà in forma orale e potrà essere supportata da materiale visivo.

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