Escapes 2017 call for presentations – panel 11

Quarta conferenza annuale di ESCAPES

Ripensare le migrazioni forzate
Teorie, prassi, linguaggi e rappresentazioni

Parma, 8 – 9 giugno 2017


From refugees to illegals (and back again?)

Proponenti: Simon McMahon (Centre for Trust, Peace and Social Relations, Coventry University) e Chiara Denaro (Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, Universitat Autónoma de Barcelona e membro ASGI)

Versione italiana

Over recent years irregular migration has been dominant issue in media reporting, policy agendas and research. Public opinion in much of Europe and further afield has demanded that their governments expand their control over migration, in particular unauthorised border crossings. The response has been increasing use of detention and deportation as measures to remove unwanted migrants from their societies. At the same time, political leaders from Italy to Greece, Australia to America have frequently conflated refugees with so-called ‘economic’ or ‘illegal’ migrants and constrained or blocked many of the channels for accessing international protection in their countries. And yet, despite all of this concern, deportation often does not take place and many people either remain or continue their journeys with an irregular status.

Research in this field has traditionally examined the structural conditions within host societies which produce illegality (Calavita 1998, 2005; De Genova 2004, 2007; Portes 1978) and the numerous ‘pathways’ through which migrants enter into irregular statuses (Duvell 2011). But there has been a lack of attention paid to how refugees and migrants experience and live in conditions of irregularity and to the ways that they move between different juridical and social statuses.

This topic is of pressing importance in the context of today’s international movements of migrants and refugees. As was clearly seen in 2015 and 2016, many of those arriving in Europe to seek international protection have entered into an irregular status. Some avoided being identified and left formal structures on purpose, choosing to leave reception facilities and seeking instead to continue their journeys as so-called transitanti. Camps from Ventimiglia to Calais were just one illustration of their onward movement outside of formal structures for refugee reception. Others were pushed out of formal reception facilities when border guards and asylum commissions decided they did not qualify for protection. Some could then try to appeal the decision, but many chose instead to move on to another place or stay, perhaps residing in abandoned buildings and working in the underground economy.

Whilst the attention of researchers centres on the Mediterranean border and the shifting European politics of migration control, relatively little is known about the lives, hopes, aspirations and experiences of the refugees who have entered an irregular status. In this panel, we will seek to look into these topics in more detail, drawing on research and experiences in Italy as well as elsewhere in Europe or further afield.
Potential topics:

  • Status mobility: how refugees become illegals, and vice versa, channels for changing status and capacity to do it
  • Mobility: patterns of irregular mobility, how they are shaped by their status and shifting contexts of control
  • Housing and work: where do they live, ghettoes and camps, etc.
  • Precarity: their deportability, exploitation within host societies
  • Agency: why migrants choose to enter into irregularity, what their aspirations are, resources they mobilise, networks that support them

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Da rifugiati a “irregolari” (e viceversa)

Proponenti: Simon McMahon (Centre for Trust, Peace and Social Relations, Coventry University) e Chiara Denaro (Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, Universitat Autónoma de Barcelona e membro ASGI)

Negli anni passati le risposte governative alle migrazioni in gran parte d’Europa e altrove hanno cercato di controllare i fenomeni migratori, in particolare per ciò che concerne gli attraversamenti di confine non autorizzati. C’è stato un utilizzo crescente di politiche di detenzione e deportazione volte a rimuovere i migranti indesiderati dalle società ospitanti, e allo stesso tempo, leader politici dall’Italia alla Grecia, dall’Australia agli Stati Uniti, a partire da una lettura volutamente congiunta di rifugiati e cosiddetti migranti “economici” o “irregolari”, hanno ristretto e progressivamente ostruito molti dei canali di accesso alla protezione internazionale.
Eppure, nonostante queste politiche di chiusura, le misure di deportazione spesso non hanno trovato attuazione, facendo sì che moltissime persone si trovino obbligate a permanere o a continuare i propri viaggi in status irregolari.

La ricerca in questo ambito ha tradizionalmente esaminato le condizioni strutturali all’interno delle società ospitanti che producono illegalità (Calavita 1998, 2005; De Genova 2004, 2007; Portes 1978) e analizzato i numerosi meccanismi attraverso cui i migranti conseguono status irregolari (Düvell 2011). C’è stata però una carenza di attenzione in merito alle condizioni di vita dei rifugiati “irregolari” e riguardo i loro percorsi “di movimento” attraverso status giuridici e sociali differenti.
Nell’ambito di queste variazioni, l’accesso al diritto di asilo (alla procedura e all’accoglienza) è talvolta precluso, posticipato o differenziato in base alla discrezionalità delle varie autorità locali. Infine, sono molti i casi in cui al riconoscimento formale di qualche forma di protezione internazionale o umanitaria (e dunque a uno status giuridico regolare), corrispondono condizioni di vita da “irregolari”, in contesti abitativi escludenti e spesso invisibili.

Nell’attuale contesto di mobilità internazionali di migranti e rifugiati, questi sono temi di fondamentale importanza. Come si è potuto osservare tra il 2013 e il 2016 molti di coloro che sono giunti in Italia al fine di chiedere protezione internazionale, hanno poi conseguito degli status irregolari.
Alcuni evitavano di essere identificati e lasciavano le strutture formali di proposito, cercando invece di proseguire i loro viaggi. Nei campi da Ventimiglia a Como sino a Calais questo tipo di movimenti acquistavano visibilità, configurandosi come realtà parallele rispetto alle strutture formali di accoglienza dei rifugiati.
Altri venivano spinti fuori dal sistema di accoglienza quando gli ufficiali di frontiera e le commissioni territoriali decidevano che non avevano diritto alla protezione. Questi potevano in seguito provare a presentare ricorsi (ma non molti erano capaci) muoversi verso un altro posto dove stare, forse risiedendo in edifici abbandonati e lavorando nell’economia sommersa.

Nonostante l’attenzione dedicata dai centri di ricerca al confine mediterraneo e alle modifiche delle politiche europee di controllo dei fenomeni migratori, poco si sa sulle vite, sulle speranze, sulle aspirazioni ed esperienze dei rifugiati che sono divenuti irregolari. In questo panel cercheremo avviare una riflessione dettagliata su queste tematiche, a partire da contributi scientifici e esperienziali riguardo l’Italia, l’Europa o altre località significative.

Potenziali argomenti:

  • Variazioni di status: come i rifugiati divengono irregolari, e viceversa; le modalità, i meccanismi, le possibilità e le costrizioni che implicano variazioni di status; il ruolo delle autorità di polizia (questure, prefetture, autorità di frontiera) e delle autorità locali (comuni, municipi).
  • Mobilità: percorsi di mobilità irregolare, in relazione con gli status e ai contesti di controllo variabile in cui prendono forma; rotte, spazi di transito.
    Contesti abitativi: Campi, ghetti, occupazioni a scopo abitativo, etc.
  • Precarietà: condizioni di deportabilità legate allo status, soggezione a condizioni di sfruttamento lavorativo nelle società ospitanti
  • Agency: aspirazioni, progetti, risorse, strategie sopravvivenza, meccanismi di interazione con autorità locali, network di supporto, di coloro che vivono in condizioni di irregolarità, per scelta o costrizione.

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