Escapes 2017 call for presentations – panel 1

Quarta conferenza annuale di ESCAPES

Ripensare le migrazioni forzate
Teorie, prassi, linguaggi e rappresentazioni

Parma, 8 – 9 giugno 2017


Lavorare nel sistema di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati

Proponente: Davide Biffi, laboratorio Escapes – Dottorando Università Bicocca Milano in Antropologia Sociale e Culturale.


Sono passati sei anni, cinque governi e quattro Ministri dell’Interno dalla decretazione che dava inizio alla cosiddetta Emergenza Nord Africa (ENA) e dall’implementazione del sistema emergenziale di accoglienza dei richiedenti asilo.
Da allora il sistema è articolato su un doppio livello operativo (escludendo dall’analisi quello che è ora il primo livello d’accoglienza composto da CPSA, HOTSPOT E CARA e dalla promessa imminente riapertura dei CIE): da una parte i CAS – centri dia ccoglienza straordinaria- gestiti dalle singole Prefetture a livello provinciale, dall’altra il sistema SPRAR gestito dall’Anci (il tutto sotto il controllo del Ministero dell’Interno).
Le retoriche emergenziali alimentano il discorso pubblico sull’accoglienza dei richiedenti asilo anche nei discorsi ufficiali, degli addetti ai lavori e dei mass media. Nelle narrazioni comuni più diffuse e non è quasi più messo in discussione l’utilizzo del termine “emergenza” che è percepita come continua. Anche il dispiegarsi dell’apparato d’accoglienza dei migranti richiedenti asilo è intriso di questa logica emergenziale.

Il sistema di accoglienza nel corso degli anni si è sedimentato in forme, pratiche professionali, saperi, competenze, ruoli, tecniche specifiche. Uno degli effetti della sua creazione è stato il moltiplicarsi di pratiche, saperi e profili “professionali” necessari al suo funzionamento.
Con la diffusione in tutto il Paese dei CAS – e il graduale e costante rafforzamento del sistema SPRAR in termini di numero di progetti e capacità di ospitalità- si sono moltiplicate le richieste di lavoratori e professionisti “specializzati” da inserire nel circuito: operatori sociali, educatori, mediatori culturali, psicologi, avvocati, ecc.
Se da una parte i bandi di gara delle Prefetture restano ambiti di forte interesse per molteplici attori che non hanno mai avuto una vocazione all’impresa sociale (albergatori, ristoratori, immobiliaristi, ecc.) d’altra parte in tutta Italia sono nate imprese sociali che si occupano con serietà, determinazione e competenza della gestione di servizi per i richiedenti asilo e rifugiati. Sono gemmate iniziative di formazione, approfondimento, divulgazione e narrazione dei temi legati alla creazione e gestione di progetti innovativi, alla presa in carico dei richiedenti asilo e rifugiati, alla costituzione di reti professionali, associative e militanti che sono entrate nell’arena pubblica rivendicando istanze e diritti anche attraverso l’offerta di servizi socio-sanitari proponendo politiche pubbliche possibili.

Il fuoco dell’obiettivo di questa proposta di panel è su chi lavora nei progetti di accoglienza (siano essi emergenziali che SPRAR), su come lo fa, su come lo vorrebbe fare, su come lo potrebbe fare meglio all’interno dello scenario attuale, partendo da una domanda di fondo provocatoria: ai richiedenti asilo serve il sistema di accoglienza (e questo sistema nello specifico)? Quali sono i bisogni dei richiedenti asilo che giungono in Italia? Quale è il lavoro che quotidianamente svolgono le figure professionali impiegate nell’accoglienza? Quali le pratiche, le retoriche, le difficoltà, i limiti, le competenze che necessitano questi operatori? Che professione, infine, è quella dell’operatore impiegato nel sistema di accoglienza?

Saranno valutate:

  • ricerche sul ruolo degli operatori sociali e delle professioni di aiuto nei servizi rivolti a richiedenti asilo e rifugiati;
  • ricerche e presentazioni che descrivano la strutturazione di servizi innovativi;
  • etnografie dei servizi per i richiedenti asilo;
  • ricerche che indaghino il rapporto tra saperi teorici socio-psico-antropologici e il lavoro sul campo.

Obiettivo del panel è quello di sollecitare e favorire una discussione aperta tra gli operatori dei centri di accoglienza e i ricercatori sociali.

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