Escapes 2016 call for presentations – panel 7

Terza conferenza annuale di ESCAPES

Europa e migrazioni forzate
Quale futuro per le politiche europee?
Quali forme e pratiche di resistenza?

Bari, 23-24 giugno 2016

È aperta la call for presentations per intervenire in uno dei panels che si terranno in occasione della terza Conferenza annuale di Escapes.

7) “We have the right to choose where to live”. Il transito dei rifugiati attraverso l’Europa come pratica di resistenza

Proponente: Chiara Denaro (membro ASGI; dottoranda in Sociologia e Scienze Sociali Applicate – Università degli Studi di Roma “La Sapienza” – Universitat Autónoma de Barcelona)

I mutamenti socio-politici post-2011, dalle rivoluzioni arabe ai conflitti in Libia e Siria hanno parzialmente modificato i parametri delle rotte migratorie nello spazio Mediterraneo, pur mantenendone l’articolazione lungo tre corridoi fondamentali. Il corridoio occidentale, lungo il confine ispano-marocchino; quello centrale, che comporta gli attraversamenti del Mediterraneo a partire dalla Tunisia (rotta attualmente dismessa), Libia ed Egitto; quello orientale, articolato lungo il confine tra Turchia e Grecia e tra Turchia e Bulgaria. Il 2015 ha inoltre segnato uno stravolgimento della gerarchia delle rotte migratorie a causa della riapertura delle rotte via mare attraverso l’Egeo, prevalentemente connessa al cambio di rotta dei rifugiati siriani.

Anche a livello intra-europeo si è assistito alla definizione di rotte migratorie nuove. I paesi della sponda sud del Mediterraneo e di primo accesso all’area Schengen, quali Grecia, Italia e Spagna si sono configurati come paesi di transito per molti rifugiati, le cui destinazioni finali erano i paesi del centro e nord Europa. Il regolamento Dublino, che stabilisce il primo paese di ingresso nell’area Schengen come competente all’esame della domanda di protezione internazionale, è stato duramente messo in discussione da forme, pratiche e strategie di resistenza attuate dai rifugiati nei paesi sovra menzionati.

Alla base di queste pratiche vi era spesso la rivendicazione (a volte esplicita, altre meno) di un “diritto di scegliere il luogo in cui vivere vivere”, ove presentare richiesta di asilo politico e vedersi garantiti alcuni diritti fondamentali. Il rifiuto di sottoporsi a rilievi fotodattiloscopici in Italia, la protesta organizzata a bordo del mercantile danese Eleonora Maersk nell’ambito del rifiuto di sbarco a Malta (da cui è tratto il titolo del presente panel), le manifestazioni organizzate a Ceuta e Melilla per poter abbandonare le enclaves, il presidio a Piazza Syntagma (Atene), gli scontri con la polizia al confine tra Grecia e Macedonia al fine di proseguire il viaggio lungo la Rotta Balcanica, sono solo alcuni esempi delle forme e pratiche di resistenza cui si fa riferimento.

Il panel è volto a raccogliere contributi che analizzino le strategie messe in atto dai rifugiati al fine di oltrepassare i limiti imposti dal Regolamento Dublino, dunque in relazione ai processi di transito attraverso l’Europa, e i contesti spazio-temporali e relazionali in cui esse hanno preso forma. Esso è dunque alla ricerca di contributi scientifici che analizzino:

  • l’agency dei rifugiati, i percorsi di empowerment e le strategie di resistenza (individuali e collettivi) da loro attuati nei luoghi di frontiera e di transito;
  • la relazione che intercorre tra i concetti di agency, empowerment e resistenza, in riferimento all’ambito dei processi migratori;
  • la costruzione di reti di volontari e attivisti che hanno contribuito al transito dei rifugiati nei paesi di primo arrivo e attraverso l’Europa;
  • le relazioni e le strategie di cooperazione intercorse tra volontari, attivisti e rifugiati (singoli, nuclei familiari o gruppi organizzati) e il ruolo dei social media nella loro costituzione;
  • le strategie di negoziazione dei richiedenti asilo con le istituzioni e le autorità preposte alla gestione dei flussi migratori, ed eventuali episodi di conflitto;
  • la migrazione e il transito come “vote with your feet” (Hirshman, 1978), dunque il suo contenuto politico, con particolare attenzione alla definizione (autonoma, più che eteronoma) dei rifugiati come soggetti politici;
  • gli strumenti utilizzati nei processi di resistenza analizzati (manifestazioni, sit in, denuncia mediatica, scioperi della fame, forme di resistenza passiva come il rifiuto di sottoporsi a rilievi foto-dattiloscopici);
  • l’utilizzo di materiale fotografico e audio-visuale prodotto dai rifugiati durante i viaggi (quali strumenti di narrazione, documentazione, denuncia) in relazione ai temi dell’agency, dell’empowerment e delle pratiche di resistenza.

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