Escapes 2016 call for presentations – panel 16

Terza conferenza annuale di ESCAPES

Europa e migrazioni forzate
Quale futuro per le politiche europee?
Quali forme e pratiche di resistenza?

Bari, 23-24 giugno 2016

È aperta la call for presentations per intervenire in uno dei panels che si terranno in occasione della terza Conferenza annuale di Escapes.

16) Migrazioni forzate e politiche di inclusione nel mercato del lavoro

Proponente: Monica Mc Britton (Prof.ssa aggregata di Diritto del lavoro – Università del Salento)

La grave crisi migratoria che sta interessando l’Europa impone una verifica in termini di “realtà” della politica migratoria comune, costituendo un banco di prova per il progetto di spazio unico europeo, a partire dal Trattato di Schengen.
Tale accordo, infatti, supera e apre i confini interni all’Europa, marcando, al tempo stesso, i confini esterni, dentro i quali è possibile la libera circolazione. È oltremodo significativo come le pressioni migratorie stiano mettendo in discussione il c.d. modello Schengen e lo stesso processo di integrazione europea.
Occorre pertanto ripensare ai principi che hanno ispirato le politiche europee in materia d’immigrazione, giungendo a riconsiderare, in termini dubitativi, la perdurante validità di alcune distinzioni concettuali, quali quelle fondate sulle determinanti dei flussi migratori.

Le distinzioni tra le diverse tipologie migratorie, come quella tra migrazioni forzate ed economiche, hanno perso gran parte della loro rilevanza: i fenomeni tendono a sovrapporsi in ragione di matrici causali sempre più complesse ed articolate, in un contesto di generale instabilità geopolitica ed economica che non consente di differenziare i fattori di attrazione da quelli di spinta alla migrazione.
Inoltre, la politica del diritto in materia d’immigrazione extracomunitaria, presente nel testo originario del T.U. n. 286/1998 e nelle sue multiple e scoordinate modifiche, rivela l’incapacità di concepire il fenomeno come strutturale.
Sia che si tratti di immigrazione economica che di immigrazione forzata, la cifra rimane la stessa: si affrontano le questioni del loro inserimento nel mercato del lavoro in modo contingente e frammentario.

Eloquente in tal senso è l’art. 22, d.lgs. n. 142/2015 (di recepimento della dir. 2013/33/UE), secondo cui i richiedenti asilo, a certe condizioni – che riflettono sostanzialmente l’inefficienza del sistema di accoglienza – possono lavorare. Tuttavia, il permesso di soggiorno per richiesta di asilo non può essere convertito in permesso di soggiorno per lavoro. Una tale «liberalizzazione» comporta molteplici effetti negativi sul mercato del lavoro, in particolare per quei settori, come l’agricoltura e l’edilizia, ove l’irregolarità del rapporto di lavoro è una costante.
La precarietà dell’occupazione della manodopera immigrata è, dunque, in buona parte causata dalla stessa normativa (nazionale e comunitaria) che regola la condizione giuridica dello straniero.

Tale precarietà istituzionalizzata nega le radici strutturali del fenomeno migratorio e rende molto complesso il processo d’integrazione che, nella prospettiva europea e nazionale, presuppone l’inserimento stabile nel mercato del lavoro.
Di qui la necessità di condurre una riflessione sul mercato del lavoro e il conseguente inserimento dei migranti, analizzando il fenomeno dal punto di osservazione privilegiato di un Paese – l’Italia – che ha utilizzato il contratto di lavoro come strumento di gestione dei flussi migratori, quasi a voler delineare un secondo mercato del lavoro escludente, più che inclusivo, e determinando, per tal via, l’ingente afflusso di immigrati irregolari e il parallelo sviluppo di una economia sommersa e informale.

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