Panel 8 – Il sistema di accoglienza riservato ai Minori Stranieri non Accompagnati che transitano o si fermano in Italia. Un analisi critica del modello italiano di “governance multilivello”

Proponenti: Enza Roberta Petrillo, Post-doc Researcher in Political and Social Science, Università Sapienza di Roma, Dipartimento Memotef/Centro di Ricerca EuroSapienza, Laboratorio Escapes; Elena Ambrosetti, Assistant Professor in Demography, Università Sapienza di Roma, Dipartimento Memotef
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Panel 7 – Sistemi di accoglienza e migrazioni forzate. Riflessività e ruolo degli operatori sociali

Proponenti: Davide Biffi, Laboratorio Escapes; Chiara Tasinazzo, Laboratorio Escapes

L’accoglienza di migranti forzati è un settore in espansione nel panorama del terzo settore. Dall’emergenza nord Africa (2011-2013) sino alle più recenti trasformazioni nel sistema di accoglienza, diverse tipologie di enti e attori sociali (cooperative sociali, associazioni, enti religiosi, altre tipologie di imprese) sono entrati nello scenario dei servizi di accoglienza. Tra questi vi sono molti professionisti debitamente formati che operano con la maturità di esperienze precedenti, ma vi sono sovente gestori che si trovano a lavorare in modo totalmente improvvisato.

La grande attenzione mediatica data agli arrivi di migranti nel corso del 2014, soprattutto per quanto riguarda gli sbarchi via mare,  ha favorito il mantenimento ed il consolidamento di quel sistema di accoglienza “emergenziale” gestito dal 2011 direttamente dalle Prefetture in tutta Italia. Parallelamente il sistema SPRAR è stato ampliato nel numero di posti con il bando 2014-2016 (arrivando a circa 20.000 posti, partendo dai precedenti 5.000 scarsi), anche se ciò ancora non basta a far fronte a tutte le richieste di accoglienza.

Nonostante alcuni elementi di novità (come la nascita dei centri di accoglienza straordinaria distribuiti sul territorio nazionale), il sistema di protezione e assistenza per richiedenti asilo e rifugiati che oggi è attivo in Italia si regge sulla base di scelte e pratiche basate ancora su improvvisazione ed emergenzialità.

Lo scenario attuale dell’accoglienza offre un quadro che permette di mettere in luce aspetti critici sia a livello macro,  (cioè di linee politiche nazionali ed europee) che a livello micro, ovvero nelle modalità locali con cui sono gestite le diverse tipologie di centri di accoglienza (SPRAR, Cara, Cas, ecc.).

In questo scenario numerosi operatori sociali sono stati chiamati a svolgere il loro lavoro spesso sprovvisti di adeguata formazione. Altre volte, pur avendo competenze professionali strutturate e proveniendo da esperienze pregresse nell’accoglienza, hanno incontrato difficoltà a causa del ruolo di cui sono stati investiti o dei compiti ad essi affidati senza il supporto di un più largo sistema strutturato e ben funzionante.

Questo panel intende favorire il dialogo tra operatori dei servizi di accoglienza (SPRAR, Cas, Cara, ecc.) e tra operatori e ricercatori universitari al fine di elaborare una riflessione critica su alcune questioni che il lavoro quotidiano nei servizi d’accoglienza fa emergere a vari livelli.

Per questo motivo sono auspicabili, ai fini di una buona riuscita del panel, contributi originali sia da parte di operatori sociali che di ricercatori.

Saranno dunque selezionate etnografie, studi di casi, ricerche originali, riflessioni e rielaborazioni su esperienze professionali e buone pratiche che trattino i seguenti temi:

– Il ruolo degli operatori e delle équipe di lavoro nei servizi di accoglienza: la formazione e la composizione delle équipe, le modalità operative, l’approccio all’utenza tra compassione e controllo, le dinamiche di mediazione e triangolazione tra beneficiari e istituzioni locali e nazionali;

– I beneficiari dei servizi di accoglienza: le modalità di relazione di operatori e istituzioni nei loro confronti, le forme di potere e di violenza strutturale agiti e subiti;

– La raccolta delle “storie di vita” in preparazione all’udienza alla Commissione Territoriale: la valenza di questo momento di relazione tra operatore e richiedente asilo, il ruolo dell’operatore, le dinamiche di performance e di “costruzione della storia di vita”, le categorie di “verità” e “falsità” della narrazione, il supporto al progetto migratorio;

– Strumenti e buone pratiche dell’accoglienza;

– L’operatore del terzo settore e la gestione dell’accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati: tra SPRAR e accoglienze straordinarie (il paradigma dell’emergenza); tra business, anche malavitoso (“Mafia capitale” esempio eclatante) ed intervento sociale; la logica dell’umanitario; la creazione di un nuovo target di mercato; specializzazione e improvvisazione degli operatori; le modalità con cui il terzo settore narra il proprio intervento.

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Panel 6 – Emergenza senza fine o fine dell’emergenza? Quali prospettive per l’accoglienza in Italia

Proponente: Associazione Asilo in Europa, Laboratorio Escapes

Il presente panel è volto a creare uno spazio di incontro tra operatori del settore e mondo della ricerca, all’interno del quale riflettere in maniera collettiva sullo stato dell’arte e sulle prospettive dell’accoglienza in Italia, alla luce delle recenti trasformazioni che l’hanno investita. Nell’ultimo biennio, infatti, il sistema di accoglienza italiano è stato interessato dalla conclusione delle misure emergenziali Ena, dal significativo allargamento della rete SPRAR, dall’avvio di un’ennesima gestione emergenziale (Cas/Mare Nostrum), nonché dalla sottoscrizione da parte della Conferenza Unificata Stato‐Regioni di un Piano operativo nazionale (10.07.2014) che costituisce un primo tentativo di ideazione di un sistema unico di accoglienza, imperniato sulla rete SPRAR ed organizzato per fasi (soccorso e prima assistenza, prima accoglienza e qualificazione, seconda accoglienza e integrazione). Prendendo le mosse da queste trasformazioni, il panel proposto mira a discutere alcuni possibili scenari, a partire dall’analisi di casi concreti e specifiche esperienze di accoglienza sul territorio italiano. Particolare attenzione sarà rivolta all’implementazione del Piano operativo nazionale, agli effetti della gestione emergenziale e alle prospettive per la rete SPRAR. Asilo in Europa si propone di introdurre la discussione con una riflessione sulla sperimentazione in atto in Emilia Romagna con il cosiddetto HUB di via Mattei a Bologna. Le proposte di intervento potranno essere di carattere sia empirico (discussione di casi) sia teorico (paper scientifici) e dovranno contribuire a:

– riflettere criticamente sul significato di accoglienza, in un contesto caratterizzato da un’estrema eterogeneità di prassi a livello locale, dalla difficoltà di fare rete con il sistema territoriale dei servizi e dall’insufficienza di progetti di inclusione sociale conseguenti al riconoscimento;

– analizzare le forme e gli effetti della gestione emergenziale sui singoli territori, sui richiedenti asilo e sulle preesistenti pratiche consolidate di accoglienza;

– analizzare specifici esempi di prassi di accoglienza, sia buone (accoglienza diffusa, accoglienza in famiglia, ecc.) sia cattive (sprechi e mala gestione, accoglienza di bassa soglia, ecc.), mettendole in relazione a trasformazioni più complessive dell’accoglienza in Italia;

– discutere sperimentazioni locali di messa in atto del Piano operativo nazionale;

– riflettere sul modello di accoglienza in gioco in Italia alla luce delle recenti trasformazioni, con una particolare attenzione alle prospettive per la rete SPRAR;

– ragionare sulle possibili trasformazioni che potrebbe subire il ruolo e la figura dell’operatore sociale in questa fase di cambiamento;

– mettere in relazione fenomeni italiani con esperienze simili all’estero e riflettere sul senso e le prospettive  del Sistema comune europeo di asilo in rapporto al tema dell’accoglienza;

– riflettere sulle trasformazioni che hanno caratterizzato la rete SPRAR in seguito ai recenti allargamenti e alla coesistenza con sistemi di accoglienza emergenziali paralleli;

– riflettere sul significato dell’accoglienza a partire dalle esperienze soggettive dei richiedenti asilo accolti in Italia, attraverso l’utilizzo di esempi etnografici.

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Panel 5 – Il «principio di effettività» nella protezione internazionale. Profili di teoria e pratica del diritto per una ricostruzione storica e una riflessione critica sul sistema d’asilo

Proponente: Romina Amicolo, PhD in Filosofia del Diritto, Avvocato ASGI, Laboratorio Escapes

L’effettività è il principio che informa la disciplina giuridica della protezione internazionale, e il criterio che ispira non solo la produzione normativa sia internazionale che comunitaria, ma anche e soprattutto la “pratica giurisprudenziale”, informata alla tutela dei diritti fondamentali.

L’obiettivo del panel è promuovere una riflessione critica sulle concrete modalità di funzionamento della tutela internazionale, in una ottica garantista, con la finalità di evidenziare lacune nel sistema non solo dell’accoglienza, ma anche e soprattutto dell’integrazione, a seguito del riconoscimento dello status di rifugiato e/o beneficiario della protezione internazionale. Il panel si caratterizza per un approccio interdisciplinare, all’interno di una prospettiva giuridica, che spazia dalla storia e filosofia del diritto e dell’ermeneutica dei diritti umani, fino ad arrivare ad una analisi concreta dell’applicazione del principio di effettività nelle aule dei Tribunali, sia Italiani, sia Europei. Non si può concretamente pensare di migliorare la normativa e creare una legislazione unitaria e sistematica italiana, sul diritto d’asilo, senza prima evidenziare in modi sistematico e scientifico le carenze di un sistema d’asilo, che si concretano, in termini giuridici, in una violazione del principio di effettività.

Il panel si propone di sviluppare i seguenti profili:

– Profilo di storia del diritto: ricostruzione, sotto il profilo normativo e giurisprudenziale, con particolare attenzione alla gerarchia delle fonti e al modificarsi del quadro geo-politico e politico-istituzionale nazionale, europeo ed internazionale, della trasformazione del principio di effettività  nella protezione internazionale.

– Profilo di filosofia e teoria del diritto: In questa seconda sezione si considera la matrice filosofica del principio di effettività e le trasformazioni che questa “categoria filosofica” ha subito nel campo della protezione internazionale, per effetto di un rapporto di contaminazione reciproca con l’ermeneutica dei Diritti Umani. In questa sezione si sollecita un confronto tra i differenti approcci di teoria del diritto nell’esame della tematica più generale della protezione internazionale e per contribuire a chiarire quali possano essere oggi le opzioni filosofiche possibili alla base di una legge organica sul diritto d’asilo.

– Profilo di “pratica del diritto”: Questo profilo è attento soprattutto ad un esame dei casi giurisprudenziali, nazionali e comunitari, che hanno segnato in modo decisivo l’interpretazione del principio di effettività. In che misura la giurisprudenza e quindi la tecnica dell’applicazione del diritto ha inciso e può ancora incidere sull’arte della produzione normativa? Quali sono alla luce dell’art. 10 Costituzione Italiana, interpretato sulla base della Giurisprudenza della Corte Costituzionale e della Corte di Cassazione, i principi che devono o dovrebbero informare la tanta attesa legge organica italiana sul Diritto d’Asilo?

In sede di invio dell’abstract i partecipanti dovranno indicare il profilo di afferenza. Si può partecipare sia attraverso la presentazione di casi giurisprudenziali e di tematiche che sono sorte in sede applicativa, destando interesse e perplessità; sia attraverso concrete proposte di modifica e/o integrazione del quadro normativo italiano, suscettibili di trasformarsi in mozioni da sottoporre all’attenzione delle competenti Istituzioni Nazionali e Comunitarie; sia di presentazioni di riflessione filosofica e/o ricostruzione storica.

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Panel 4 – Mobilità delle persone e accesso all’Europa

Proponente: Adele Del Guercio, Università degli Studi di Napoli L’Orientale, Laboratorio Escapes

Nell’ambito del panel si vogliono discutere, con un taglio giuridico, questioni connesse con la mobilità delle persone, ed in particolare relative all’attraversamento del Mar mediterraneo, agli spostamenti intra-europei, all’effettivo accesso alla protezione, alla privazione della libertà (legalizzata o meno). I campi di accoglienza/detenzione da istituire nei Paesi africani, quelli già operanti in Europa, Frontex, il regolamento Dublino sono tutti strumenti della stessa politica volta a regolamentare/contenere la mobilità dei migranti, anche a discapito dei diritti fondamentali. I processi di Khartoum, Rabat e Budapest, nonché l’Agenda europea sull’immigrazione (che dovrebbe essere resa pubblica a maggio) pongono fortemente l’accento sulla cooperazione con i Paesi di origine e di transito dei migranti, Paesi che tuttavia non possono definirsi “sicuri” in quanto non offrono garanzie sotto il profilo del rispetto dei diritti umani e del diritto d’asilo. A tal riguardo la Corte europea dei diritti umani ha avuto modo di precisare, nel pronunciarsi sul ricorso Hirsi e altri c. Italia, che non è sufficiente la ratifica dei trattati internazionali sui diritti umani perché uno Stato possa definirsi sicuro: lo Stato Contraente della CEDU ha l’obbligo di verificare quale sia la situazione effettiva nel Paese di destinazione prima di respingere/espellere una persona. Tale principio è stato confermato anche con riguardo al trasferimento del richiedente asilo da uno Stato membro ad un altro in ottemperanza al riparto di competenze contenuto nel regolamento Dublino. Con il processo di Khartoum a venire in rilievo è tuttavia un’altra ipotesi, che desta peraltro grande preoccupazione: quella dell’esternalizzazione (in Paesi non europei, nella gran parte dei casi caratterizzati da regimi dittatoriali – come l’Eritrea, dall’assenza di un apparato statale che abbia il controllo effettivo sul territorio – come Libia e Somalia, da instabilità politica e conflitti interni) non solo dei controlli delle frontiere,  finanche dell’accoglienza dei richiedenti asilo e delle stesse procedure di esame della domanda. È chiaro che si tratta del tentativo degli Stati membri dell’UE di venir meno agli obblighi cui sono vincolati da molteplici fonti internazionali sui diritti umani, tentativo che contrasta peraltro con la giurisprudenza, sopra richiamata, della Corte di Strasburgo.

Dal momento della partenza, al momento in cui viene accolta la domanda di protezione internazionale, passando per il “viaggio” (che consente di accedere al territorio europeo), per i limiti alla mobilità intra-europea posti dal regolamento Dublino e alla libertà personale posti dallo strumento della detenzione (che, oltre ad essere una realtà di molti Stati europei, è peraltro un’ipotesi ammessa dalla nuova direttiva accoglienza – 2013/33/UE), vengono pertanto in rilievo numerose questioni connesse con la protezione dei diritti dei migranti.

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Panel 3 – Resettlement and other forms of admission to Europe: analysis of current policies and future opportunities

Proponents: Milena Belloni, PhD in Sociology and Social Research, University of Trento; Emanuela Paoletti, Research Associate at the Refugee Studies Centre, Oxford University

[versione italiana]

Resettlement represents, together with repatriation and local integration in the first country of asylum, one of the durable solutions that the international community has pursued to address the increasingly complex predicament of refugees and asylum seekers across the world (Chimni, 1999; Long, 2015). However, only a small percentage of refugees (normally about 1% globally, UNHCR, 2014) has access to resettlement. This is partly because few industrialised countries support the resettlement programme sponsored by the United Nations High Commissioner for Refugees (UNHCR). Furthermore, other opportunities for mobility, endorsed by UNHCR and the international community, such as humanitarian admission, private sponsorship, scholarships for students, humanitarian visas, family reunifications, medical evacuations and work placement programmes (UNHCR, 2015) remain ad hoc and limited in scale. In particular, resettlement slots offered by European countries are modest vis-à-vis those made available by countries such as the United States or Canada that accept thousands of refugees from camps in, for example, Ethiopia, Pakistan and Kenya. While the number of refugees resettled to Europe over the last few years remains scant, the influx of persons seeking protection from Asia and Africa to Europe has significantly increased and so has the number of those recognised as refugees in Europe. This leads us to question whether resettlement and other forms of admission could represent a less onerous alternative economically and in terms of human toll. The humanitarian operations of Mare Nostrum are a glaring example of how costly existing policy responses can be. Against this background, the panel intends to investigate the extent to which an expansion of resettlement and other forms of admissions of refugees and asylum seekers to Europe could improve European asylum policies. The panel aims to present a selection of case studies in a comparative approach.

In particular, we invite contributions addressing the following issues: is there a connection between the limited implementation of resettlement measures and the significant flow of asylum seekers to Europe? How can we explain the embryonic status of resettlement policies in Europe and the limited mobility channels available to refugees and asylum seekers? How do resettlement policies in Europe affect the protection space in North African countries and vice-versa? What are the problems related to the present resettlement programmes for refugees, asylum seekers and local populations in the first country of asylum and in the destination? What are the criteria used to select refugees eligible for resettlement to third countries? How long does the process take and how is the waiting period experienced by the applicants? What consequences may group resettlement have (i.e. pull effects for prospective refugees who have not left their country yet)?What are the obstacles and opportunities for refugees and asylum seekers’ to access other admission schemes?

This panel aims to attract studies which investigate resettlement and other forms of admissions from the point of view of researchers, policy-makers, social workers (i.e. NGOs, local associations, international organisations etc.)and refugees themselves, who are waiting for resettlement in camps or those who have already been resettled and can reflect upon their experience. We especially welcome contributions based on field research and first-hand experience, which discuss the complexities of resettlement and other forms of admissions and reflect on opportunities and challenges that a wider use of resettlement and other admission forms in Europe may lead to.

Call for presentations

Panel 3 – Il reinsediamento e altri regimi di ammissione in Europa: tra politiche attuali e possibilità future

Proponenti: Milena Belloni, Dottoranda in Sociologia e Ricerca Sociale, Università di Trento, Laboratorio Escapes; Emanuela Paoletti, Research Associate presso il Refugee Studies Center, Oxford University

[English version]

Il reinsediamento rappresenta, insieme al rimpatrio e all’integrazione locale nei paesi di prima accoglienza, una delle soluzioni a lungo termine che la comunità internazionale ha proposto al problema sempre più pressante dei rifugiati e richiedenti asilo nel mondo (Chimni, 1999; Long, 2015). Tuttavia solo una percentuale minima di rifugiati e richiedenti asilo (solitamente meno dell’1% su scala mondiale – UNHCR, 2014) accede al canale del reinsediamento poiché pochi paesi industrializzati aderiscono ai programmi di reinsediamento dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Inoltre altri regimi di ammissione che sono sostenute dall’UNHCR e dalla comunità internazionale come i visti umanitari, gli sponsor privati, le borse di studio per studenti, i ricongiungimenti familiari, le evacuazioni mediche ed i programmi di inserimento lavorativo (UNHCR, 2015) rimangono ad hoc o limitate. In particolare in Europa, le politiche di reinsediamento sono a uno stato embrionale a differenza di paesi come Stati Uniti e Canada che annualmente accettano migliaia di rifugiati dai campi, ad esempio, di Etiopia, Pakistan e Kenya. E’ però interessante notare che mentre i numeri dei rifugiati reinsediati rimangono minimi in Europa, i flussi di richiedenti asilo e rifugiati da Asia e Africa verso l’Europa sono aumentati drammaticamente negli ultimi anni e conseguentemente il numero dei rifugiati riconosciuti come tali. Questo spinge a chiedersi se il reinsediamento ed altre forme di ammissione possano costituire un’alternativa meno dispendiosa in termini di costi umani, ma anche di costi economici in senso stretto – basti pensare alle spese sostenute nell’estate 2014 per la conduzione dell’operazione umanitaria Mare Nostrum da parte dell’Italia. Il panel mira ad investigare se una più ampia applicazione degli interventi di reinsediamento e altre forme di ammissione di rifugiati e richiedenti asilo nel contesto europeo possa o non possa costituire una futura strada per il miglioramento delle attuali politiche europee dell’asilo utilizzando studi di casi specifici e comparazioni tra vari contesti.

In particolare, le seguenti questioni risultano di particolare interesse: esiste una relazione tra mancate politiche di reinsediamento e l’imponente flusso di richiedenti asilo verso l’Europa? Come si spiega lo stato embrionale dei programmi europei di reinsediamento e altre forme di ammissione di rifugiati e richiedenti asilo? In che modo le politiche del reinsediamento in Europa influenzano l’accesso alla protezione internazionale nei paesi del Nord Africa e viceversa? Quali sono le attuali problematiche legate ai programmi di resettlement per i rifugiati e richiedenti asilo e per le popolazioni locali nei paesi di prima accoglienza e nei paesi che aderiscono ai programmi di reinsediamento? Quali criteri vengono utilizzati nelle selezioni dei rifugiati da reinsediare? Quanto tempo dura l’attesa e in che modo questo periodo viene vissuto dai candidati? Quali meccanismi possono essere innescati da reinsediamenti di gruppo (i.e. pull effect per coloro che non sono ancora fuggiti dal paese)?

Il panel si propone di raccogliere ricerche e riflessioni che analizzino il tema del reinsediamento e di altre forme di ammissione dal punto di vista di ricercatori, policy-makers, operatori del settore (i.e. organizzazioni non-governative, enti locali, organizzazioni internazionali, etc.). Sono incentivati gli interventi che rappresentino il punto di vista dei rifugiati e richiedenti asilo, sia essi che attendano il reinsediamento dai campi dei paesi di primo asilo, sia che siano già stati reinsediati in paesi terzi e riflettano sulla loro esperienza. Sono benvenuti tutti gli studi che portino esperienze e dati di prima mano e che mettano in luce le complessità dell’attuale sistema del reinsediamento, così come le opportunità a cui potrebbe dar luogo per i rifugiati e richiedenti asilo e per i paesi che vi aderiscono. Si valutano contributi sia in italiano che in inglese.

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Panel 2 – Nuovi crocevia per i richiedenti asilo lungo i confini terrestri italiani. Realtà locali, dinamiche multi-scalari

Proponente: Giulia Scalettaris, PhD, Università di Lille, Laboratorio Escapes

Sebbene le migrazioni in provenienza da zone di crisi in Africa, Asia e Medio Oriente che investono l’Europa dagli anni ’90 interessino le zone dell’Italia settentrionale situate in prossimità della frontiera terrestre in modo meno visibile rispetto alle regioni costiere dell’Italia meridionale, questi territori costituiscono un osservatorio particolarmente interessante per esaminare il modo in cui si stanno riconfigurando le mobilità dei richiedenti asilo in Europa.

Nel caso del Triveneto, i flussi che hanno investito questa regione nel corso degli ultimi vent’anni si sono trasformati non soltanto in relazione ai conflitti nel mondo, ma anche – e soprattutto – sotto l’impulso dell’allargamento dell’Unione Europea, dell’evoluzione delle politiche migratorie e d’asilo dei paesi europei e balcanici, e del relativo proliferare di reti clandestine di passeur.

Questa regione di confine situata allo sbocco delle rotte balcanica e adriatica continua a rappresentare un luogo privilegiato di transito per i futuri richiedenti asilo diretti verso l’Europa settentrionale e occidentale, ma si sta configurando sempre più come un crocevia e come un luogo di soggiorno più o meno duraturo. L’incremento di arrivi registrato negli ultimi tempi appare principalmente legato all’importanza crescente della rotta balcanica, all’aumento della mobilità infra-europea dei richiedenti asilo e alla presenza sul territorio di una Commissione per il riconoscimento della protezione internazionale. Mentre le risposte istituzionali in tema di accoglienza e asilo, così come i dibattiti pubblici si svolgono per lo più a livello locale e si caratterizzano per un approccio emergenziale, si fanno sentire l’esigenza di un confronto fra realtà contigue e il bisogno di contestualizzare le evoluzioni dei flussi e delle risposte istituzionali nell’ambito di un quadro più ampio.

Questo panel si propone pertanto di rintracciare, a partire da casi studio di realtà o iniziative locali, le dinamiche multi-scalari che concorrono a determinare gli andamenti recenti dell’asilo in Triveneto e in altre aree frontaliere interessate da rotte via terra che ad esso possono essere comparate. Particolare attenzione sarà prestata all’interazione fra dinamiche locali, regionali, nazionali, europee e globali.

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Panel 1 – Il confine umanitario

Proponenti: Paolo Cuttitta, VU University Amsterdam, Laboratorio Escapes; Glenda Garelli, University of Illinois-Chicago; Alessandra Sciurba, Università di Palermo; Martina Tazzioli, Queen Mary University, London

La “ragione umanitaria” gioca un ruolo sempre più importante nel governo delle migrazioni internazionali. La recente operazione militare-umanitaria Mare Nostrum – caratterizzata dalla perfetta sovrapposizione tra operazioni di polizia e operazioni di soccorso – è stata solo la manifestazione più spettacolare della tendenza affermatasi dall’inizio del secolo, in Europa come altrove, a giustificare operazioni di polizia facendo ricorso ad argomenti umanitari (come l’esigenza di salvare vite umane) e in contesti sempre più emergenzializzati e militarizzati.

Anche la recente proposta fatta all’Unione europea dall’Italia – istituire centri per l’asilo in Nordafrica e coinvolgere i paesi nordafricani nelle attività di ricerca e soccorso in mare – sembra voler nascondere dietro il velo umanitario (impedire tragedie in mare offrendo asilo prima dell’imbarco) l’obiettivo di imbrigliare più efficacemente un’ampia porzione della popolazione migrante, eludendo gli obblighi di diritto internazionale dei paesi europei. Nella stessa direzione – e ben più di quanto previsto dalle precedenti piattaforme di cooperazione euro-africana – va anche il Processo di Khartoum avviato lo scorso autunno.

Lo stesso fine di giustificare e ridefinire, rafforzandolo, il regime di gestione della mobilità umana internazionale viene perseguito evocando non solo il discorso umanitario in senso stretto ma anche quello, analiticamente distinguibile, dei diritti umani.

L’umanitario, tuttavia, non serve solo a rafforzare processi di esclusione ma anche a determinare percorsi d’inclusione d’impronta post-coloniale, fondati sull’asimmetria tra salvatori e salvati, tra i generosi soggetti includenti e quelli inclusi. Questi ultimi, infatti, sono declassati dalla condizione di portatori di diritti a quella di destinatari di compassione, come testimoniano sia le ricerche di Fassin e Ticktin sulla Francia, sia la crescente attenzione dedicata ai programmi di reinsediamento (che, tra l’altro,operano una selezione secondo criteri umanitari su un campione di popolazione – i rifugiati – già originariamente selezionato su basi umanitarie).

La diffusione della retorica umanitaria presso varie agenzie non statali, così come il crescente coinvolgimento di organizzazioni umanitarie nella gestione delle migrazioni, pone ulteriori interrogativi sul ruolo della “ragione umanitaria” nella delocalizzazione e denazionalizzazione del regime di frontiera. Un’importante questione, in effetti, è quella di chi sia in ultima analisi legittimato a definire l’agenda umanitaria, e secondo quali concezioni dell’umanitario.

L’umanitarizzazione, infine, contribuisce – anche grazie all’intreccio con la militarizzazione – all’emergenzializzazione delle politiche migratorie, che a sua volta favorisce la (apparente) depoliticizzazione delle stesse, nella misura in cui la forza morale degli imperativi chiamati in causa finisce per oscurare il carattere politico delle scelte operate (presentate come neutre e “tecniche”).

In questo contesto, ricerca accademica e attivismo politico possono contribuire a mettere in discussione(o a perpetuare, riproducendoli) le dinamiche di rafforzamento del regime di frontiera e il ruolo svolto in esse dalla “ragione umanitaria”.

Questa sessione intende analizzare questi e altri aspetti del confine umanitario.

Possibili temi (elenco non esaustivo ma puramente indicativo):

– Il rapporto tra la retorica della sicurezza e la retorica umanitaria

– La militarizzazione dell’umanitario (anche in relazione allacollaterale militarizzazione dell’ordine pubblico mondiale)

– Il rapporto tra umanitario e diritti umani

– Il rapporto tra umanitario e attivismo

– Il ruolo delle organizzazioni umanitarie nella ridefinizione del regime di frontiera

– Processi d’inclusione umanitaria

– Cartografie del confine umanitario

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Call for presentations

logo_escapesIn occasione della Conferenza annuale di Escapes che si terrà nei giorni 11 e 12 giugno 2015 verranno proposti i seguenti panels in diverse sessioni parallele.

È aperta la call for presentations per intervenire in uno dei seguenti panels.
Le proposte vanno fatte pervenire alla mail di Escapes migrazioniforzate@unimi.it, con oggetto “COGNOME_PANEL N. X” entro e non oltre l’11 maggio 2015.
La proposta non deve superare le 1.000 parole e va accompagnata da una breve nota biografica del/i proponente/i.

Ciascun panel sarà organizzato con un’introduzione del/dei proponente/i, seguita da presentazioni della durata massima di 15 minuti (massimo 4/5), per dare modo di sviluppare la discussione tra i relatori e i partecipanti.
La lingua di lavoro dei panel sarà l’italiano (solo per il panel 3 si valuterà la scelta lingua sulla base delle proposte di presentazione accettate).

[scarica qui l’elenco dei panel]

1) Il confine umanitario

Proponenti:
Paolo Cuttitta, VU University Amsterdam, Laboratorio Escapes;
Glenda Garelli, University of Illinois-Chicago;
Alessandra Sciurba, Università di Palermo;
Martina Tazzioli, Queen Mary University, London

2) Nuovi crocevia per i richiedenti asilo lungo i confini terrestri italiani. Realtà locali, dinamiche multi-scalari

Proponente:
Giulia Scalettaris, PhD, Università di Lille, Laboratorio Escapes

3) Il reinsediamento e altri regimi di ammissione in Europa: tra politiche attuali e possibilità future

Proponenti:
Milena Belloni, Dottoranda in Sociologia e Ricerca Sociale, Università di Trento, Laboratorio Escapes;
Emanuela Paoletti, Research Associate presso il Refugee Studies Center, Oxford University

4) Mobilità delle persone e accesso all’Europa

Proponente:
Adele Del Guercio, Università degli Studi di Napoli L’Orientale, Laboratorio Escapes

5) Il «principio di effettività» nella protezione internazionale. Profili di  teoria e pratica del diritto per una ricostruzione storica e una riflessione critica  sul  sistema d’asilo

Proponente:
Romina Amicolo, PhD in Filosofia del Diritto, Avvocato ASGI, Laboratorio Escapes

6) Emergenza senza fine o fine dell’emergenza? Quali prospettive per l’accoglienza in Italia

Proponente:
Associazione Asilo in Europa, Laboratorio Escapes

7) Sistemi di accoglienza e migrazioni forzate. Riflessività e ruolo degli operatori sociali

Proponenti:
Davide Biffi, Laboratorio Escapes;
Chiara Tasinazzo, Laboratorio Escapes

8) Il sistema di accoglienza riservato ai Minori Stranieri non Accompagnati che transitano o si fermano in Italia. Un analisi critica del modello italiano di “governance multilivello”

Proponenti:
Enza Roberta Petrillo, Post-doc Researcher in Political and Social Science, Università Sapienza di Roma, Dipartimento Memotef/Centro di Ricerca EuroSapienza, Laboratorio Escapes;
Elena Ambrosetti, Assistant Professor in Demography, Università Sapienza di Roma, Dipartimento Memotef

9) Matrimoni e parentele nelle migrazioni forzate

Proponente:
Francesca Declich, Professore Associato in etnologia e antropologia socio-culturale presso l’Università di Urbino, Laboratorio Escapes

10) Abitare i luoghi dell’emergenza. Un dialogo interdisciplinare sugli spazi del rifugio

Proponenti:
Eleonora Riva, Università degli Studi di Milano, Laboratorio Escapes;
Nicola Rainisio, Università degli Studi di Milano, Laboratorio Escapes

11) Dentro/Fuori le istituzioni: contributi etnografici sulle zone d’ombra del sistema d’accoglienza in Italia

Proponenti:
Elena Fontanari, Università degli Studi di Milano, Laboratorio Escapes;
Giulia Borri, BGSS – Humboldt University of Berlin, Laboratorio Escapes

La conferenza è organizzata da “Escapes. Laboratorio di studi critici sulle migrazioni forzate”, in collaborazione con Università degli Studi di Milano – Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche e Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali – e Università degli Studi di Milano-Bicocca – Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione.

Dettagli ulteriori relativi all’organizzazione verranno forniti nel mese di maggio attraverso il sito www.escapes.unimi.it

Comitato organizzatore: Luca Ciabarri, Emanuela Dal Zotto, Elena Fontanari, Chiara Marchetti, Barbara Pinelli

CALL FOR PANELS per la conferenza annuale di Escapes

Conferenza annuale di Escapes
Milano, 11-12 giugno 2015

La conferenza è organizzata da “Escapes. Laboratorio di studi critici sulle migrazioni forzate”, in collaborazione con Università degli Studi di Milano – Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche e Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali – e Università degli Studi di Milano-Bicocca – Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione.

Comitato organizzatore: Luca Ciabarri, Emanuela Dal Zotto, Elena Fontanari, Chiara Marchetti, Barbara Pinelli

Con quasi 170.000 migranti, il 2014 sarà forse ricordato per via del più elevato numero sinora registrato di persone arrivate via mare in Italia. Il 2014 ha, inoltre, visto nascere e tramontare l’Operazione Mare Nostrum, che, nell’ambiguità con cui ha coniugato forze umanitarie e militari, ha in parte impedito ulteriori naufragi. Il sistema d’accoglienza da parte sua, investito dall’alto numero d’arrivi, ha risposto potenziando il sistema ordinario dello SPRAR e contemporaneamente rafforzando – seppur con modalità differenti rispetto al passato – i sistemi paralleli di accoglienza costruiti su linee emergenziali e spesso improvvisate.

Discutere dell’Italia come luogo di destinazione delle migrazioni forzate significa però guardare ben oltre i suoi confini geografici, sia in direzione dei contesti di origine e di transito – dove nuove crisi si sommano a quelle esistenti e il peggiorare delle situazioni di sicurezza alimenta il movimento di migranti forzati – sia in direzione dello spazio europeo, meta ambita rispetto alla quale il territorio italiano rappresenta sempre più soltanto una parte della rotta migratoria.

In questa prospettiva, la ricerca sulle migrazioni forzate deve necessariamente comprendere nel suo campo d’analisi questi luoghi di ricerca, così come la memoria della violenza, le biografie e le reti sociali di cui sono lo scenario. Deve saper coniugare la dimensione politica e restrittiva con le azioni e le pratiche dei soggetti che in uno spazio di legalità o in un regime di irregolarità ritagliano traiettorie delle loro esistenze e deve, infine, flettere sui sistemi di accoglienza, sul modo in cui politiche e retoriche contribuiscono a plasmarli e con quali conseguenze per le società e gli individui che coinvolgono.
Il 2015 si è aperto con urgenti interrogativi che devono essere presi in carico tanto dalla comunità scientifica e degli operatori sul campo, quanto dai diversi attori istituzionali che hanno responsabilità dirette nella gestione e nella possibile soluzione dei conflitti e delle risposte in termini di accoglienza e protezione dei rifugiati.

Se le proiezioni per quest’anno ipotizzano flussi simili se non superiori a quelli del 2014, esistono alternative valide e praticabili alle tragiche e costose traversate del Mediterraneo? Sono immaginabili politiche europee e nazionali diverse da quelle esistenti (per quanto riguarda il controllo delle frontiere, l’accesso al territorio e alla procedura di asilo, la rigida applicazione del Regolamento di Dublino e il concetto di burden sharing…)? Quali standard di qualità devono essere garantiti a tutti coloro che entrano in Italia e accedono a qualche forma di accoglienza istituzionale? Il sistema italiano di asilo riuscirà finalmente a trovare un’articolazione unitaria che superi l’approccio emergenziale? Quali traiettorie geografiche, burocratiche e biografiche disegneranno i richiedenti asilo e i rifugiati che dentro questo quadro si muovono?

Dinanzi agli accadimenti di questi ultimi mesi e volgendo uno sguardo sul futuro prossimo, Escapes organizza la sua Conferenza annuale proponendo due giornate di lavori. La prima sarà scandita da sessioni plenarie in cui saranno affrontate questioni di carattere trasversale. La seconda giornata si svilupperà attraverso sessioni tematiche parallele, individuate in parte dal comitato organizzatore e in parte attraverso la call for panels che viene qui proposta. Particolare attenzione sarà dedicata ai percorsi di ricerca e riflessione attualmente in atto in Italia. Fra esse: Politiche pubbliche nazionali e internazionali, regimi di irregolarità, forme di rappresentazione e di autorappresentazione delle migrazioni forzate, prospettive teoriche e categorie analitiche, analisi di casi etnografici capaci di restituire il punto di vista dei migranti e le complessità delle esperienze migratorie, analisi delle profonde ambiguità dei sistemi d’accoglienza. La conferenza, tra i vari contenuti in corso di preparazione e discussione da parte del comitato organizzatore, ospiterà una discussione in tema di crisi siriana e un confronto riguardante il cosiddetto “processo di Khartoum”. Si sollecitano proposte di panel che possano porsi in dialogo con questi temi generali.

In questa fase chiediamo agli interessati di inviare una proposta di panel. La scadenza è fissata per il 27 marzo 2015. Le proposte di panel vanno inviate all’indirizzo migrazioniforzate@unimi.it con oggetto “Conferenza Escapes 2015”.

Call for panels

È possibile inviare una proposta di panel della lunghezza massima 600 parole; tale proposta deve contenere:

  • una breve descrizione dei contenuti che si intendono affrontare all’interno del panel;
    un elenco dei possibili relatori (se scelti direttamente dai proponenti) o altrimenti la decisione di proporre una call for presentations (cui si parteciperà inviando dei long abstracts) che verrà lanciata in forma unitaria da Escapes con scadenza l’11 maggio; in questa seconda ipotesi, gli organizzatori dei panel si incaricano della selezione delle proposte di presentazione pervenute;
  • una descrizione della modalità di conduzione del panel (presentazione di paper scientifici, discussione di casi, confronto tra operatori e ricercatori ecc.);
    una proposta di budget relativa agli eventuali rimborsi viaggio dei relatori invitati e preferibilmente comprensiva di ipotesi di “co-finanziamento”.

La proposta va inoltre corredata di nome del principale proponente (o proponenti), titolo, istituzione di appartenenza, curriculum breve, indirizzo e-mail del contatto di riferimento. La lingua di lavoro dei panel sarà l’italiano.

Nell’elaborazione della proposta si valuti inoltre che il tempo a disposizione per ciascun panel selezionato sarà approssimativamente di due ore. Il comitato organizzatore si riserva la possibilità di proporre accorpamenti di panel simili, previa consultazione dei proponenti, e di discutere la pertinenza e la sostenibilità economica delle proposte con i diretti interessati.

Dettagli ulteriori relativi all’organizzazione verranno forniti nel mese di aprile attraverso il sito www.escapes.unimi.it