Papers presentati nelle sessioni

1) Aree di crisi. Movimenti regionali e lunghe spedizioni

Ambra Zambernardi, Gli ospiti iracheni in Giordania dopo l’ultima guerra del Golfo (2003-10): dall’emergenza al limbo

Alessandra Giuffrida, Le politiche dell’esilio e dell’asilo politico: aspetti di continuità e rottura delle migrazioni tuareg

Aurora Massa, Aspettando l’occasione

Milena Belloni, “Wey kib wey gib” (“Tutto o niente”): le motivazioni dei rifugiati eritrei che decidono di lasciare i campi dell’Etiopia diretti verso l’Europa

Antonio M. Morone, Migrazioni forzate e crisi libica: il caso di Tawargha

 

2) Istituzioni della frontiera

Cristina Laura Cecchini e Lucia Gennari, I respingimenti forzati dai porti italiani verso la Grecia di migranti, minori e richiedenti asilo

Anna Lodeserto, Muri e confini d’Europa: le sfide e i limiti della libera circolazione delle persone

Adele Del Guercio, Gli effetti del sistema di Dublino sul rispetto dei diritti fondamentali dei richiedenti la protezione internazionale

Angelo Marletta, Le frontiere del diritto di asilo. Border management  ed azione esterna dell’Unione Europea alla prova dei diritti fondamentali

Federica Infantino, Esternalizzare la frontiera. Gli effetti della cooperazione pubblico/privato sull’implementazione della politica dei visti

 

3) Accoglienza. Riconoscimenti, assoggettamento, abbandoni (a)

Nicola Rainisio ed Eleonora Riva, “Dare asilo attraverso la casa”: un modello di accoglienza housing first per i richiedenti asilo ed i rifugiati

Rosaria Gatta e Maria Concetta Segneri, Il vissuto della malattia come esperienza autobiografica critica nell’istanza di protezione internazionale in Italia

Osvaldo Costantini, “La protezione che non protegge”. Matrimoni, documenti, pratiche di riconoscimento nelle vicende di due rifugiati eritrei

 

4) Accoglienza. Riconoscimenti, assoggettamento, abbandoni (b)

Romina Amicolo, Dall’Assistenza all’Accoglienza Umanitaria nel Mezzogiorno d’Italia

Davide Biffi, Etnografia da un Centro di Accoglienza: tra controllo e abbandono

Louise Glassier, Richiedenti asilo e Rifugiati a Milano: le vie dell’accoglienza e la ricostruzione del capitale sociale individuale

Alice Rossi, Barriere che filtrano la mobilità e nutrono la rabbia: ‘Emergenze Nord Africane’ a Torino

 

5) Dispersioni e transiti europei

Giulia Borri, Sfide metodologiche nell’etnografia urbana: fare ricerca su e con “rifugiati urbani”

Guido Belloni, Restrizioni spaziali e reclusione fisica: dispositivi di limitazione delle libertà individuali e dei diritti dei migranti forzati negli spostamenti intraeuropei

Francesca Grisot, Dublino Italia: un caso studio

Fabiana D’Ascenzo, L’Africa a Castel Volturno

 

6) Contese mediterranee

Marie Bassi, Il CARA di Mineo, specchio delle tensioni tra politiche di controllo e realtà locali

Martina Tazzioli, “They are people not of our concern”: rifugiati diniegati e governo dell’umanitario nella Tunisia rivoluzionata

Chiara Brambilla, Borderscapes Euro/Africani e Soggettività Politiche dei Migranti attraverso il Mediterraneo. Esperienze artistiche e culturali contro-egemoniche dal LampedusaInFestival

Daria Settineri, I dettami dell’Imperium: migranti, diritti e vulnerabilità in un quartiere di Palermo

 

7) Politiche migratorie e contronarrazioni

Giulia Scalettaris, La categoria di “rifugiato” e la scala regionale nelle politiche dell’UNHCR in tema di migrazioni afghane (2003-‐2008)

Giulia Vicini, Respingimenti e Dublino: abbattimento delle barriere in nome dell’applicazione dei diritti umani

Pierluigi Allegretti e Marika Armento, La Carta di Lampedusa. Utopia o nuovo corso?

Gianluca Gatta, Il racconto come rifugio: pratiche di autonarrazione dei migranti e cittadinanze postcoloniali

Call for papers “Transiti, barriere, libertà”

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Dopo la chiusura, sul piano burocratico, della cosiddetta Emergenza Nord-Africa, il silenzio entro cui era stato avvolto nella discussione pubblica e nel mondo dei media il tema dell’arrivo via mare di migranti e richiedenti asilo è stato fortemente scosso dalle tragedie occorse negli ultimi mesi e, più precisamente, da una nuova serie di arrivi che rimandano da una parte al perdurare di zone di guerra e crisi nell’area mediterranea (Siria, Egitto, Libia) e dall’altra al riformularsi delle rotte e delle strategie delle traversate via mare.

Di nuovo, la narrazione dell’emergenza – relativa al numero di arrivi, alla congestione delle strutture di immediata accoglienza e in prospettiva di quelle di seconda accoglienza sparse sul territorio italiano – e della tragedia – il dramma delle traversate via mare e della guerra in generici contesti di origine, uniche formule capaci di aprire spazi di riconoscimento – ha prevalso rispetto ad una trattazione più puntuale e più corrispondente alla complessità degli eventi.

Eppure, quanto accaduto ricade entro modelli ricorrenti che caratterizzano da venti anni la migrazione di richiedenti asilo verso l’Italia, in particolare con riferimento al presentarsi nell’area mediterranea di situazioni di crisi, instabilità, o semplicemente diseguaglianza (l’area balcanica prima, quella nordafricana ora), da cui si originano i flussi di persone o in cui si determina l’incapacità di storici bacini di rifugio e di raccolta di migranti di trattenere al proprio interno questi movimenti di popolazione (Libia, Egitto, ma anche aree più lontane, nel Medio Oriente, in Sudan o nel Corno d’Africa per esempio).

Di fronte a queste rappresentazioni e produzioni di sapere frammentate, che si legano più ai dati dell’emergenza che alle continuità e complessità dei fenomeni, si pone l’esigenza di riflettere in una logica capace di evidenziare connessioni e legami tra le varie aree toccate dalla migrazione, per restituire un senso di unità ai fenomeni migratori e alle esperienze stesse dei migranti, e mettere in luce i nessi tra guerre, responsabilità dell’azione politica, movimenti di popolazione, assistenza umanitaria.

A fronte di un’attenzione che sempre più si direziona verso le aree di crisi, pur in termini semplificatori (corridoi umanitari, interventi di sviluppo nelle aree di origine, esternalizzazione del confine e dei controlli, paesi visti come “produttori naturali” di migrazioni), ricercare una prospettiva unitaria, che includa i luoghi di partenza e i percorsi migratori, trova molteplici giustificazioni.

Anzitutto perché le categorie che si ritiene possano classificare le diverse aree e le diverse “fasi” legate alla migrazione (le aree di origine, le aree di transito, le aree di destinazione) sono in realtà fra loro sovrapposte e tendono a riprodursi in ogni ambito (l’Italia per esempio, luogo di emigrazione, di transito, di arrivo). In secondo luogo, perché le stesse forme di organizzazione delle migrazioni ed il loro controllo tendono a replicarsi nei punti diversi dei corridoi migratori. Infine perché, molto semplicemente, gli stessi corridoi migratori sono in sé fenomeni di integrazione di spazi che quindi richiedono, per essere compresi, un’integrazione di specializzazioni areali e disciplinari.

Una trattazione unitaria può gettare una diversa luce sui contesti di approdo in Italia, in cui dopo la loro esposizione mediatica, i richiedenti asilo nella loro soggettività storica, politica e biografica tendono a scomparire in numeri e attese burocratiche e a vedersi sottratte, tra stereotipi negativi, forme di assistenza/controllo/detenzione e processi di marginalizzazione, le proprie potenzialità e aspettative come soggetti. Rimane altresì cruciale continuare a riflettere sulle relazioni tra rovesciamenti di regime e transizioni politiche nell’area del Nord Africa, le richieste di democrazia qui espresse e la mobilità di persone: mobilità che è stata negata all’interno di regimi repressivi e mobilità che si origina dalle crisi stesse. Infine, un’attenzione diretta sulle aree di crisi e di primo rifugio può mostrare l’estrema complessità delle ragioni, direzioni e forme della fuga delle persone dai loro luoghi di vita e la molteplicità dei fattori che determinano specifici movimenti di popolazione e il loro riconoscimento internazionale.

I multiformi percorsi di ricerca di sicurezza e rifugio si articolano tanto in innumerevoli transiti e attraversamenti, passaggi di frontiera e mobilità, quanto nelle forme del contenimento, controllo, detenzione, respingimento. A partire da questi due assi tematici (a. Strade, corridoi, passaggi; b. Campi e barriere) in questa conferenza si propone di riflettere sulle categorie di migrazione forzata e transito; sulle forme di riconoscimento e rappresentazione dei richiedenti asilo; sulle pratiche e  aspettative dei migranti; sulle dinamiche dell’assistenza e sulle politiche di controllo dei movimenti dei richiedenti asilo. Chiediamo di concentrarsi, evidenziandone le specificità, le connessioni e sovrapposizioni, su questi ambiti:

1) Conflitti e aree di primo rifugio (con particolare riferimento a Siria e Corno d’Africa);

2) Mediterraneo extra Schengen;

3) Mediterraneo area Schengen;

4)Transiti europei.

Contributi che presentino sia casi di studio sia riflessioni teoriche, dal punto di vista delle scienze umane, sociali e storiche sono benvenuti. La conferenza si propone come luogo di confronto tra ricercatori e operatori dell’assistenza che abbiano recentemente lavorato in Italia su questi temi.

Organizzazione:

Si prega di inviare all’indirizzo migrazioniforzate@unimi.it un abstract di max 500 parole contenente nome, titolo, istituzione di appartenenza, curriculum breve, indirizzo e-mail entro e non oltre il 20 gennaio 2014. La lingua di lavoro sarà l’italiano.

Abbiamo limitati fondi per coprire le spese di viaggio e alloggio. Si prega quanti ne avessero bisogno (non essendo legati a istituzioni o progetti con fondi per missioni e conferenze) di segnalare tale richiesta insieme all’invio dell’abstract.

La conferenza è organizzata da “Escapes. Laboratorio di studi critici sulle migrazioni forzate”, in collaborazione con Università degli Studi di Milano – Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche e Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali – e Università degli Studi di Milano-Bicocca – Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa” con il Seminario Mediorienti. Prospettive sul Medio Oriente in cambiamento..

Dettagli finali relativi all’organizzazione verranno forniti nel mese di gennaio attraverso il sito www.escapes.unimi.it

Comitato Organizzatore:

Luca Ciabarri, Domenico Copertino, Emanuela Dal Zotto, Elena Fontanari, Chiara Marchetti, Barbara Pinelli